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Il Lago Bianco - #mmpsfida5parole

Aggiornato il: mar 31


Storia dedicata a Laura (@laurarizzoglio)

Parole: mela, guerriera, lago, ciondolo, maledizione

«In pochi conoscono il Lago Bianco, ancora in meno conoscono i misteri che le sue acque celano agli occhi. Storie di mostri, incantesimi, maledizioni. Chi più ne ha più ne metta».

«Davvero?» il piccolo Inur osservava le acque calme e nel mentre masticava un filo d’erba.

«Che problemi hai?» disse disgustata Erin quando notò lo strano passatempo del piccolo compagno.

«Sto solo facendo merenda. Tu non mangi niente? Abbiamo camminato molto da Dragonsville».

«Voi mezz’uomini pensate sempre a mangiare».

Erin avanzò nell’erba alta, facendo attenzione, nel caso qualcuno si fosse già accampato sulla riva. Una volta che raggiunsero il lago, il ciondolo di sua nonna si illuminò di una flebile luce biancastra.

«Sta succedendo di nuovo».

Inur era incantato da quell’oggetto luminoso. D’altronde aveva sempre avuto un debole per le cose luccicanti. Era la ragione per cui lui e Erin si erano conosciuti. Tutti si chiedevano come potesse esserci un legame tra un’eroina umana e un ladruncolo halfling. Casualmente, lui si era appropriato del suo magico ciondolo, con l’intenzione di rivenderlo al miglior offerente. Erin lo tallonò notte e giorno, non gli lasciò un attimo di respiro fino a ché il ciondolo non tornò nelle sue mani e la vita da furfante di Inur non fu compromessa. Divennero amici sulla strada per il tribunale. Erin rinunciò a consegnarlo alle autorità e gli permise di seguirla nel suo lungo e pericoloso viaggio.

Avevano affrontato molte avversità, come gli Orchi di Fellas, il monte delle viverne e la foresta dei Mille volti. Il loro rapporto si era fatto più intimo, fino a raggiungere un livello quasi fraterno. Insomma, si amavano e si odiavano. Erin detestava certe abitudini di Inur, eppure solo di lui si fidava così ciecamente da potergli affidare la sua stessa vita.

Il medaglione si fece sempre più luminoso quando, proprio sopra la testa di Inur, l’aria sibilò. Una freccia cadde in acqua, poco più avanti.

«Dannazione, ci hanno visti» Erin nascose in un attimo il medaglione nella casacca e trascinò il compagno in mezzo all’erba alta.

«Come pensi che ci abbiano trovati?»

«Non lo so… forse qualcuno in paese ha parlato»

Altre frecce solcarono l’aria.

«Sapevo che non mi potevo fidare di quell’elfa avvenente e così stranamente interessata a me».

Erin lo guardò male e ringhiò «Quale elfa?» mostrò la lama della sua spada, senza sguainarla del tutto.

«Erh… nulla»

«Faremo i conti dopo» per fortuna di Inur, l’amica riservò la sua furia distruttrice per i nemici che li stavano tallonando.

«Quando te lo dico io, usa la balestra. Si stanno avvicinando».

Il rumore di passi si fece sempre più distinto quando i persecutori si avvicinarono all’acqua.

«Da qui non li vedo» il mezz’uomo si spostò e cercò di raggiungere un punto più alto.

Improvvisamente, il silenzio. I compagni di viaggio rimasero immobili, cercando di non respirare. Inur temette che il suo cuore potesse fare troppo rumore. Erin era già pronta, con la spada sguainata.

Udirono un ringhio provenire da un luogo indefinito davanti a loro. I maledetti avevano un segugio con sé.

«Ora!»

Inur stava per scagliare la freccia contro l’animale, quando una luce abbagliante scaturì dal petto di Erin.

«Che cos-» era ovvio che neanche lei avesse idea di cosa stesse avvenendo.

Una patina luminosa la coprì da capo a piedi. La sua sagoma divenne sempre più grande, davanti alla faccia sbigottita dell’halfling, che perse la concentrazione dalla mira. La sua compagna stava crescendo e cambiando forma in qualcosa di non ben definito. Una volta raggiunte le dimensioni dell’albero più alto che si poteva intravedere nella foresta, la sagoma assunse la forma di un mostro. Aveva il becco di un cigno, il corpo tozzo e totalmente ricoperto di folti peli bianchi, culminante in una grossa coda da rettile. Le gambe erano scomparse, mentre gli arti anteriori si erano trasformati in lunghe zampe palmate.

«Ma che…» Inur era senza parole e così parevano anche i minacciosi avventori.

Il loro segugio era terrorizzato da quell’essere enorme appena comparso dalle sterpaglie e più che ringhiare non riuscì a fare nulla.

«Quella cosa…» disse uno degli uomini.

Inur, quatto quatto, si allontanò dallo strano essere che Erin era diventata. Sfruttò l’occasione per appostarsi dietro a un grosso masso, a qualche metro di distanza, balestra tra le mani. Pronto ad aiutare quando ce ne sarebbe stato bisogno.

I loro aguzzini non sapevano cosa aspettarsi da quella mutazione. Apparentemente la bestia era innocua, ma non si poteva mai sapere.

«È il basilisco bianco?» chiese il più giovane di loro.

«Esatto» il più anziano provò ad avvicinarsi, ma appena Erin soffiò dal becco questi si fermò. «Forza. Uccidiamo il mostro!»

Gli uomini urlarono e sguainarono le spade. Non fecero in tempo ad attaccare, che il basilisco mosse la sua pesante coda e li travolse, facendoli finire in acqua. Poi piegò le zampe, assumendo una posizione da lucertola ed entrò anch’esso in acqua, sparendo nelle profondità del Lago Bianco.

Inur, che si era nascosto per la paura, uscì fuori dal suo nascondiglio. Rimase impietrito, fece un momento mente locale di ciò che era avvenuto e quando comprese che la sua amica poteva essere in pericolo, corse verso la sponda. Erin era scomparsa, come anche i cacciatori di draghi. Attese delle ore sulla riva, ogni tanto pensò di tuffarsi per cercarla, ma era troppo spaventato per farlo.

«Erin!» la chiamò più volte, disperato.

Quando ecco che un corpo emerse dall’acqua, toccando la sponda del lago ad appena un centinaio di metri da lì. Inur scattò, come solo gli halfling sapevano fare. Raggiunse la sua amica e la tirò fuori dall’acqua.

Lei aprì subito gli occhi, come se avesse dormito beatamente fino a quel momento «Si può sapere cos’hai da fissare?» disse con il suo solito tono rude.

«N-niente» rispose l’altro.

«Cosa è successo? Se ne sono andati? Perché stavo dormendo?»

Inur le indicò il ciondolo che aveva sempre portato con sé. La pietra posta al centro aveva un’ampia crepa, sembrava che fosse esplosa.

«Oh no…» Erin si raggomitolò e scoppiò a piangere.

Non l’aveva mai vista in una condizione di tale disperazione. «Cosa vuol dire oh no

«Hai visto tutto?»

«Se ti riferisci al basilisco… Beh, sì» Inur si passò la mano sui capelli, incerto su cosa dire.

«È successo davvero»

«Non capisco a cosa ti riferisci»

«Il ciondolo».

Inur apparve ancora più confuso, così Erin gli spiegò tutto. Lei era un basilisco bianco, più precisamente l’ultimo della sua specie. Era stata costretta a nascondersi dai cacciatori di taglie e, grazie all’aiuto di un potente mago, che le aveva fatto dono di una forma umana e di un ciondolo che avrebbe dovuto mantenerla stabile, era riuscita a evitare la morte per molto tempo. Senza ciondolo la sua forma rimaneva umana per pochi giorni. Per questa ragione quando Inur gliel’aveva rubato era impazzita.

«Sono stata costretta a fuggire per centinaia di anni, ma in qualche modo i cacciatori hanno scoperto il mio segreto. Ciò che desideravo di più al mondo era rivedere questo posto. Il luogo dove sono nata» prese tra le mani il suo ciondolo «Si deve essere rovinato quando è caduto nel nido di quella dannata viverna».

Inur rimase in silenzio, affascinato. «Quindi è questa la reale ragione per cui ti stavano inseguendo. Ma ora sei ancora umana… perché?»

«Quando il mago mi aiutò a fuggire, mi fece promettere di non ritornare mai più in questo posto, altrimenti sarei rimasta per sempre umana. Ho provato a resistere, ho trascorso molte vite come umana, ma non ho mai, mai smesso di pensare al senso di pace che provavo qui. La mente umana mi ha corrotta, mi ha fatto provare sentimenti che non conoscevo prima, emozioni contrastanti, emozioni che non volevo conoscere: il disgusto, la rabbia, l’amore, il senso di solitudine, la tristezza…».

Erin scoppiò di nuovo a piangere. Inur le appoggiò una mano sulla spalla, nel tentativo di consolarla.

«Se non avessi mai iniziato questo viaggio, noi due probabilmente non ci saremmo mai incontrati. Mi dispiace che sia successo ciò che temevi, che questa maledizione ti stia tormentando, ma in parte sono grato che tu sia qui con me ora».

Erin guardò il compagno e accennò un sorriso. I due si abbracciarono.

«Sei carino, per essere un mezz’uomo».

Inur sorrise, mostrando le sue buffe guanciotte, poi le fece un occhiolino «Insieme sconfiggeremo la maledizione. Che ne dici di cercare quel mago?»

Gli occhi di Erin brillarono, le parole dell’amico le avevano riportato la speranza.

«Ti va una mela?» l’halfling tirò fuori dalla sua saccoccia una bella mela rossa, che probabilmente aveva rubato da qualche frutteto.

«Pensi sempre a mangiare tu?»

«Beh, hai bisogno di essere in forze. Domani affronteremo un nuovo viaggio. Tieni. Io vado a vedere se riesco a pescare qualcosa».

Erin sorrise, lo ringraziò e diede un grosso morso al frutto.



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Margherita A. Terrasi

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Autrice e grafica, Milano

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