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“Innamorarsi è una follia socialmente accettabile”, Cristina Alessandro - Recensione

Aggiornato il: 3 ago 2019



Fin dal primo approccio che ho avuto con la sua autrice, ho compreso che questo libro mi sarebbe piaciuto. Come ho già specificato nella mia ultima recensione, in genere non sono un’amante delle storie che s’incentrano sull’amore, ma non avevo ancora avuto occasione di leggere qualcosa del genere: ovvero una storia che trattasse questo tema con molta più crudezza e realismo. Forse è proprio questa la ragione principale per cui ho gradito “Innamorarsi è una follia socialmente accettabile”. Ho apprezzato soprattutto le citazioni a Bukowski che hanno accompagnato nel modo migliore ogni capitolo di quella che è, a tutti gli effetti, una raccolta di racconti di non amore.


L’amore è passivo, si subisce, come la merda in testa da un piccione che vola. Non puoi decidere di volerti innamorare e metterti a inseguire i culi dei piccioni che volano. Charles Bukowski (cit.)

Questo libro tratta l’amore sotto varie sfaccettature, soprattutto dal punto di vista carnale. Tratta di personaggi che vivono bene o male le loro storie, che esse siano di reale sentimento, oppure di passione passeggera.

Abbiamo, all’inizio, la figura di un uomo che non riesce a fare a meno di provare nuove emozioni, che necessita di mantenere un distacco con le sue amanti, perché solo di necessità carnali si tratta, e quando si innamora per davvero di una donna, sceglie di lasciarla per via della sua incapacità di relazionarsi davvero con lei.

Un’altra storia racconta di una studentessa che intraprende una relazione con il fratello di una sua collega, che però è un uomo estremamente altruista, che collabora con Medici Senza Frontiere, in Sierra Leone, e dedica sé stesso per aiutare gli altri. I due continueranno questa relazione a distanza, fino a che lui non le chiede di raggiungerlo. Lei, avendo altri progetti per il futuro, non sa come lasciarlo, ma non ne avrà bisogno, perché un giorno lui prenderà un aereo, per farle una sorpresa, e questo precipiterà. Lasciandola così definitivamente libera, anche se piena di rimorsi.

Questo è il genere di racconti con cui si avrà a che fare leggendo questo libro. La maniera in cui la Alessandro descrive il turbinio di emozioni che caratterizzano le relazioni con cui ci interfacciamo è incredibile. I personaggi sono caratterizzati nel più minuzioso dettaglio, sembrano persone reali. Sono riuscita a calarmi nei panni di questi ultimi senza fatica. Alcuni sono arrivata anche a detestarli, proprio perché vengono descritti talmente bene da riuscire a causarmi del puro fastidio. È un romanzo che nel suo cinismo si rivela molto interessante da leggere. Si percepisce il tentativo della scrittrice di creare un’ampia varietà di personaggi, ognuno con un carattere diverso e ben stratificato. L’autrice ci riesce egregiamente. Anche se si può leggere la mano di una singola persona dietro tutte queste storie, la scrittrice è riuscita a creare dei microcosmi ben strutturati e iper-realistici.

L’intero libro è un’apologia dell’insoddisfazione, come sentimento pienamente umano, che permea da sempre il nostro universo sociale. Quello che si considera “amore” è in realtà la capacità di accettazione nella relazione. L’adattarsi all’altro, tenendo in conto che non sarà una convivenza sempre pacifica, ma costellata di alti e bassi. Di per sé sono la comunicazione e lo scontro a mantenere vivo un rapporto, un legame che in molte delle storie narrate viene meno. Si tratta di un amore imperfetto, selvaggio e umano allo stesso tempo, spogliato completamente della sua scorza romantica e mostrato nella purezza degli istinti primordiali.

In alcuni racconti viene anche trattato l’amore famigliare. Vengono trattate con grande dignità tematiche come il cyber-bullismo, il body-shaming o l’anoressia, in modo che anche chi non abbia mai vissuto determinate situazioni possa almeno immaginare, o empatizzare, i sentimenti provati dai protagonisti.

Mi è piaciuta molto anche la scrittura, lo stile maturo di Cristina Alessandro, la crudezza e la minuzia con cui vengono trattati i fatti, nonostante siano descritti brevemente in poche pagine. I racconti sono brevi, ma creano l’impressione di aver potuto osservare, come attraverso una finestra, degli scorci di vita di altre persone.

Le cose che non ho apprezzato sono davvero irrisorie e non intendo nemmeno citarle. Trovo che questo libro sia davvero valido e ve lo consiglio vivamente, soprattutto se, come me, amate quelle storie che vanno contro ai canoni da secoli già scritti della letteratura rosa.


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Margherita A. Terrasi

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Autrice e grafica, Milano

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