• Maggie

I Racconti delle Pietre, La spada della giustizia: Parte 2



«Richardo! Vieni in casa, presto!»

«Mamma! Voglio andare con papà!»

Il braccio del bambino fu bloccato dalla madre che lo prese in braccio e corse nella loro casa il più velocemente possibile.

«Nooo!», il bambino cominciò a piangere disperatamente, «Lasciami, voglio andare con papà!»

All’esterno le urla degli abitanti della contea erano strazianti.

La madre lo trascinò di peso nel seminterrato.

Era ormai da anni che la guerra tra draghi ed esseri umani andava avanti. Il numero di draghi era molto inferiore a prima dell’inizio, nonostante ciò essi continuavano ad invadere la cittadella scatenando il caos. Le armate dell’Esercito di Nahlo erano divenute molto forti grazie alle armi che avevano ricevuto in dono dagli Albini, prima dell’inizio della guerra, quando gli Albini erano ancora alleati con i Nahliani. I primi erano sempre stati contro la guerra e contro lo sterminio di qualsiasi creatura. Le loro armi servivano per pura auto difesa, non per attaccare.

I draghi ai tempi della loro ascesa erano sempre state delle creature spettacolari, forti e allo stesso tempo possedenti poteri che erano in molti a bramare. Non per nulla le squame di drago erano spesso utilizzate dai maghi per ricavare pozioni di ogni genere (dalle guaritrici, alle più particolari, come quella che aumentava la sopportazione della pelle al calore).

Queste splendide creature erano venerate da molti popoli, in particolare dal popolo albino che era arrivato a considerarli delle divinità. Alcuni draghi, tra i più anziani, si diceva che fossero dotati di telepatia. Possedevano menti sagge e riuscivano a trasmettere i loro pensieri e la loro saggezza a chi li guardava direttamente negli occhi.

Con il tempo, la civiltà nahliana crebbe molto e con questa nacquero collegamenti mercantili con altri popoli. Si diceva che fosse quella la zona nella quale era incentrata la presenza dei draghi. Nel resto del mondo erano creature molto rare. Molti templi furono eretti sulle Montagne di fuoco. Dopo la fenice, i draghi erano sicuramente le creature più venerate.

La crescita della civiltà umana segnò la fine di molte credenze e anche l’inizio della rovina di questa meravigliosa specie. Gli esseri umani cominciarono a pretendere che questi esseri non attaccassero il loro gregge o le loromandrie. Con la nascita dell’allevamento a scopo di lucro, nacque anche l’odio verso i draghi, fomentato per di più dai predicatori che giravano per il mondo narrando di quali grottesche e orribili creature fossero questi. Così si scatenò la guerra sterminatrice, che di anno in anno continuava a decimare i draghi.

«Voglio andare da papà!»

La madre cercava in tutti i modi di trattenerlo, ma il bambino con uno scatto riuscì a sfuggirle e a tornare in superficie.

«Richardo!»

Correva, sperando di raggiungere suo padre in tempo. Uscì dalla casa per ritrovarsi proprio sotto un drago che volava a pochi metri dalla sua testa. Finì a terra.

«Richardo!», la madre continuava a chiamarlo senza risultato. Era uscita anche lei dalla piccola casa e lo stava rincorrendo. Il piccolo evitava in tutti i modi di essere recuperato dalla madre e correva come un pazzo verso il bosco, dove suo padre con altri uomini dell’esercito si era diretto per difendere il paese.

«Rich-», la madre emise un urlo soffocato.

Il bambino si voltò e vide un drago che l’aveva presa con i lunghi artigli. Inizialmente rimase senza parole, poi cominciò ad urlare più forte che poteva, «Mamma! Mamma!», provò a seguire il drago che aveva preso sua madre ma si dimostrò impossibile competere con la velocità di quel gigante. Nonostante ciò, il piccolo Richardo continuò a seguirlo, fino a quando non fu atterrato da un altro drago. Rimase a terra, guardandolo negli occhi terrorizzato. Quell’attimo gli sembrò infinito. Quando all’improvviso il drago si librò in volo abbandonando la preda.

L’attacco era terminato. I draghi si stavano allontanando e i soldati stavano tornando alle loro abitazioni. In molti erano feriti. Non riusciva più ad alzarsi. Sua madre era stata presa da un drago e questo significava la morte. Sua madre era morta. Il padre di un suo amico era appena tornato a casa. La famiglia era corsa ad accoglierlo. Doveva avvertire suo padre di quello che era accaduto. Avrebbe dovuto dirgli perciò di quello che aveva combinato. Era tutta colpa sua. Aspettò ore ed ore. Ma di suo padre non seppe niente. Disperato corse dal suo amico. Bussò alla porta.

«Sono Richardo! Per favore aprite», stava piangendo dalla disperazione. In cuor suo sapeva già quello che era successo. Aprì la porta la madre. Dall’uscio si intravedeva il marito seduto su di un ceppo a riposare, accanto il suo amico Tomài.

«Signore. Voi sapete dirmi dov’è mio padre?»

Apprese già dal seguente silenzio della famiglia ciò che era avvenuto.

«Maledetti!», corse verso il bosco con lo sguardo colmo d’odio.

«Richardo! Aspetta!», i tentativi di fermarlo del suo amico erano vani.

Entrò nel bosco di corsa. Non aveva idea di dove stesse andando. Era disarmato ma non gli importava. Sentiva di non poter vivere con il rimorso di non aver fatto nulla per vendicarsi.

Trascorsero gli anni. Richardo fu cresciuto dalla famiglia di Tomài. Erano diventati come fratelli. Dentro di lui sentiva di aver sempre detestato i draghi. Li odiava con tutto sé stesso e in lui ardeva il desiderio di ucciderli tutti. La sua forza e la sua determinazione erano stati considerati molto bene dall’Esercito, tanto che in pochi anni raggiunse il grado di generale. Venne considerato uno dei generali più crudeli della storia. Il suo odio verso quelle creature era così grande che nulla avrebbe potuto fermarlo.

Ci fu un breve periodo di pace nel paese. I draghi sembravano aver deciso di procacciarsi il cibo da un’altra parte. Nonostante questo Richardo non ebbe pietà per nessuno di loro e li uccise uno dopo l’altro. Andava a cercarli anche molto fuori dalla contea di Nahlo. Quando vedeva un drago era come se una scintilla gli si accendesse nel petto. Doveva vederlo morto e inerme. Non avrebbe mai sopportato di lasciare in libertà uno di quei mostri.

Arrivò quel giorno. Il giorno in cui due draghi si fecero nuovamente vivi e sorvolarono il loro villaggio. Rubando due bestie dal pascolo. Li seguì. Nel tempo aveva acquisito un certo fiuto per la caccia al drago. Trovò il loro nascondiglio, una grotta abbastanza piccola. Fece adunare i suoi uomini e combatté fino alla stregua contro quelle creature. Purtroppo, la sua furia draghicida era così potente, così inestinguibile che non diede troppo conto alla perdita graduale dei suoi uomini. Con maestria dette un forte colpo di spada al collo del drago più grande. Questo si dimostrò fatale. Il drago si accasciò a terra. La sua soddisfazione per averlo ucciso gli fece quasi dimenticare che nel frattempo tutti i suoi compagni erano morti. Gli ultimi due erano appena stati uccisi dal cucciolo. Solo allora si ricordò che ce n’era un altro, una volta ripreso dalla sua follia. I loro sguardi si incrociarono, lui lo sfidava con tutta la sua ira. Con uno scatto velocissimo quel mostro balzò fuori dalla grotta. Richardo gli corse dietro. Non doveva farselo sfuggire. Ma era troppo tardi. Il drago aveva già spiccato il volo e si librava libero nel cielo. Lo guardò volare. Desiderava più di ogni altra cosa ucciderlo e vendicare i suoi uomini.

Passarono anni e il desiderio di Richardo non era mai cambiato. Aveva trascorso il resto della sua vita a dare la caccia a quel drago. Aveva attraversato mari e monti per trovarlo. Era invecchiato. Si cominciavano a vedere i segni degli anni sul suo viso. La guerra contro i draghi era terminata, nessun drago si era più fatto vivo nella contea di Nahlo e nessuno era più riuscito a trovare il fuggitivo, che era stato soprannominato il Mostro di Nahlo o l’Ultimo drago di Nahlo. Esatto. Era l’ultimo drago della contea. La sua specie era stata sterminata senza alcuna pietà.

Richardo grazie alla sua determinazione, dopo anni di ricerche scoprì il nascondiglio della creatura. Da un po’ di tempo correva la voce che l’isola di Mòur era stata invasa da una creatura e per questo il commercio con essa era andato a fermarsi. Su quest’isola abitava uno stregone, divenuto famoso perché si diceva avesse potuto parlare con il Mostro di Nahlo.

Raggiunse quell’isola. Doveva parlare con quel mago. Di sicuro avrebbe ottenuto delle informazioni utili a stanare il drago. La dimora del mago non era una casa, né una capanna, bensì una caverna. Viveva come un’eremita, a stretto contatto spirituale con la natura. Quando lo incontrò non esitò a chiedergli, «Mago. Si dice che tu abbia parlato con la creatura che ha invaso l’isola. Ebbene, dove si nasconde?»

Il mago, che come gli Albini aveva odiato la violenza riservata a queste creature, sapeva qual era l’intenzione del soldato, avendone riconosciuto lo stendardo, perciò rispose, «Gentile signore, non so proprio di cosa stiate parlando. Di quale sconosciuta creatura voi siete venuto oggi a chiedermi informazioni? Cosa è mai un drago?»

«Non mentire, mago! So bene che sapete cos’è un drago, chiunque viva in questo mondo conosce quelle mostruose creature, e con terrore le ricordano come fameliche e assassine. Suvvia, è da anni che cerco il Mostro di Nahlo. Devo assicurarmi che non faccia più del male, né alla mia gente, né alla vostra»

Il mago non aveva intenzione di collaborare, ma avendo avuto occasione di discutere con quella maestosa creatura, era diventato incredibilmente saggio. Ebbe pena di quel pover uomo che della sua vita aveva fatto un continuo versamento di sangue, così lo ammonì, «Se sei intenzionato a cercare il Grande drago di Nahlo, devi sapere che non raggiungeresti mai il tuo scopo», dopo di ché svanì nel nulla, come cenere al vento.

«Il codardo è fuggito», fu la risposta cieca del vecchio soldato.

Fu così che Richardo dovette esplorare tutta l’isola dalle spiagge alle montagne e quando meno se l’aspettò si ritrovò proprio davanti al drago, quasi come se fosse stato per volere della creatura il loro casuale incontro. Quest’ultimo stava bevendo da una fonte. Richardo si preparò a coglierlo di sorpresa, quando con suo stupore, il drago gli parlò.

«Ti stavo aspettando. Sentivo che mi avresti trovato, era solo questione di tempo»

Richardo non aveva mai sentito un drago parlare come un essere umano. Solo allora ricordò delle capacità telepatiche che potevano sviluppare alcuni draghi anziani.

«Allora sarai già preparato al tuo destino Mostro!», l’uomo sferrò il primo attacco con tutta la rabbia che aveva accumulato in quegli anni. Aveva rinunciato a tutto pur di uccidere quel drago. Il drago lo schivò e con un colpo della sua enorme coda lo immobilizzò contro un albero.

«Vuoi uccidermi? Perché tutta questa rabbia?», la voce che Richardo sentiva era molto calma e ipnotizzante.

«Hai idea di quante persone hanno perso la vita per colpa vostra? Per colpa dei draghi? Maledetti!»

«Tu hai idea, soldato, di quanti morti la vostra specie abbia causato?», i due si fissarono negli occhi, come era successo molti anni prima. La mente di Richardo fu invasa di ricordi, ricordi però che non erano i suoi: volava libero con sua madre, era molto legato a quella creatura, quasi fosse stata realmente sua madre. Poi il loro attacco. Lo ricordava bene come se fosse stato il giorno prima, ma questa volta era completamente diverso. In lui si era scatenata la paura nel vedere quegli uomini entrare nella grotta. Nel vedere sua madre mentre veniva uccisa. L’odio che stava provando per la razza umana. Assomigliava così tanto all’odio che aveva nutrito fino a quel momento per i draghi. Le immagini svanirono lentamente. Quando ricomparve il drago che aveva davanti.

Ciò che provava era completamente cambiato, provava paura, ma allo stesso tempo una sorta di comprensione. Capiva perfettamente il dolore che quella creatura aveva provato. Sentiva ancora i suoi ricordi dentro di lui.

«Abbiamo sofferto abbastanza», il tono della voce del drago aveva un ché di compassionevole. Lo lasciò. E volò via.

Una volta che il soldato si fu rialzato, i suoi sentimenti verso quelle creature erano completamente cambiati. Aveva potuto avvertire ogni singola sensazione, ogni singola emozione che quella creatura aveva provato. Tutto il suo dolore, l’afflizione, le sue domande, la sua vita. Adesso sentiva il bisogno di riscattarsi, di riparare a tutte le cose orribili che aveva fatto.

Purtroppo non era possibile. Fu così che i sensi di colpa lo portarono alla sua imbarcazione. Non sapeva dove sarebbe andato. A quali spiagge avrebbe approdato. Ma non gli importava. Ciò che veramente gli importava era di non far soffrire più nessuno e di raggiungere la pace, fuori da quel mondo di dolore.

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#spada #giustizia #fiabe #due

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Margherita A. Terrasi

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Autrice e grafica, Milano

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