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Tutto sui draghi: le 5 specie più famose


Tra le creature magiche che affascinano da sempre il mondo non può certo mancare il drago. Quante volte da piccoli abbiamo ritrovato questo lucertolone sputafuoco nelle fiabe più famose, nei racconti fantastici, nei film e nelle serie televisive. Ne abbiamo sempre avuto una chiara immagine nella nostra testa. Lo immaginiamo come un grosso rettile, con quattro zampe, artigli e denti affilati, due ali da pipistrello, con le fauci grondanti di fiamme. Eppure, queste creature mitologiche sono più varie di quanto possa sembrare.

Il loro significato simbolico varia di fiaba in fiaba: in alcune è potere e saggezza, in altre è devastazione e morte, in altre ancora è protezione e ricchezza.

Ma parliamo del loro aspetto, tratto particolarmente affascinante. Esistono immagini del drago sparse in ogni angolo di questa Terra. Più versioni di queste creature nell’immaginario della storia umana che video di gattini sull’Internet.

In questo post vi elencherò le cinque specie di drago più conosciute.


Drago Comune (drago occidentale)


Il drago comune, anche detto drago grande o dragone, è la specie che appare più frequentemente nella mitologia occidentale, come in quella gallese o francese, spesso associato a un essere malefico o portatore di morte e distruzione. Il termine è derivante dal latino draco, a sua volta proveniente dal greco drakon: ovvero “serpente”. Tipicamente il drago è visto come una creatura rettiliforme, dal sangue caldo, carnivoro e a volte oviparo. Si distingue da altre specie per essere provvisto di quattro tozzi arti, a volte rappresentati come quelli di grosse lucertole, altre gli arti sono retti come quelli di un felino. Sulla schiena spunta un enorme paio di ali membranose, simili a quelle dei pipistrelli e in più rare versioni a quelle di volatili. Sulla testa hanno spesso due corna appuntite. Il corpo intero è coperto di squame e scaglie. Infine, grazie a delle ghiandole nella loro mascella inferiore, secernono fosforo e sono in grado di sputare fuoco. È famosa la meccanica per la quale il drago contrae queste ghiandole e spalanca la bocca, lasciando incendiare il fosforo a contatto con l’aria.

Nei miti slavi, i draghi hanno un aspetto molto simile a quello classico, ma spesso posseggono più di una testa, sputano fuoco e possono creare turbolenze quando volano. In questa tradizione il drago (Zilant) è associato al diavolo, mentre nel folklore serbo e bulgaro essi appaiono come difensori dei raccolti e attaccano i loro nemici a suon di fulmini.

Pur essendo spesso associati a creature animalesche, in alcuni racconti popolari i draghi comuni possono anche rivolgersi agli umani con modi benevoli, saggi, o persino insegnare loro qualcosa.


Viverna


Sempre in occidente troviamo la viverna, essere draconico di media grandezza famoso specialmente in Italia e in Inghilterra. Si differenzia dal drago comune perché possiede solo due zampe posteriori e due ali, che possono fungere anche da zampe anteriori (spesso disegnate come ali da pterodattilo). Il suo corpo sinuoso termina in una lunga coda serpentiforme. La loro forma peculiare le fa rassomigliare ai pipistrelli, o a uccelli in volo. È una creatura molto comune nell’araldica medievale.

La viverna è un drago che spesso viene descritto come feroce, una fiera incontrollabile, un cacciatore portatore di morte che utilizza la magia come meccanismo di naturale difesa. Questa specie possiede caratteristiche ferali, selvatiche, bestiali. Animale che si difende dagli attacchi principalmente con un corpo a corpo. L’origine del suo nome deriva dall’inglese medievale e significa “vipera”.

In alcuni miti le viverne vengono descritte anche con quattro arti, che risultano comunque molto più sottili rispetto a quelli di un dragone.


Creatura imparentata con le viverne è il basilisco, o coccatrice, anche detto “re dei serpenti”. Le sue caratteristiche fisiche sono uguali perlopiù, tranne che per la classica testa da gallo.

Pur facendo riferimento praticamente alla stessa creatura, i termini “basilisco” e “coccatrice” sono nati a indicarne due diverse.


Il basilisco ha una storia intricata. Si narra che nasca dall’uovo deposto da un gallo anziano. Questo uovo dev’essere sferico e covato da un serpente o da un rospo, sopra un nido di peli di luvi. Processo che interamente impiegava almeno nove anni. Sarebbe lungo appena venti centimetri e striato da macchie chiare e si dice abbia anche una macchia simile a un diadema sulla fronte.

Nonostante le sue dimensioni è una creatura pericolosa, il suo morso e fiato velenosi e mortali, il suo sguardo pietrificante e incenerente.

Il suo habitat sarebbe il deserto e la desolazione da lui stesso creata, siccome la sua stessa presenza crea a tutti gli effetti un alone di corruzione. Tutte le piante e gli animali muoiono sul colpo al suo passaggio.

I suoi nemici mortali sono le donnole, il canto del gallo e gli specchi (siccome specchiandosi egli stesso subisce l’effetto pietrificante del suo sguardo).

Con il tempo il basilisco acquisì sempre più capacità, come quella di sputare fiamme o di uccidere con il solo suono della sua voce. Inoltre crebbe in statura, fino a raggiungere le dimensioni effettive di un drago e incarnando le proprietà di un gallo.

Leonardo da Vinci lo descrisse nel suo Bestiario come un essere malvagio, che si arrampica sui rami degli alberi e osserva dall’alto le sue vittime morire.

Nell’Europa medievale il basilisco assunse una forma davvero simile a quella della coccatrice. Si distingue da essa unicamente perché alcune fonti lo descriverebbero come un gallo a quattro zampe, coda di serpente e coronato.


Parlando di quest’ultima, la coccatrice è una creatura leggendaria dal corpo di drago o viverna, ma con una testa da gallo, possiede una coda lunga e squamosa, una lingua biforcuta e due ali. Questa creatura nasce da un uovo di gallina, covato però da un rospo, o da un serpente, per sette o nove anni (vi suona familiare?). Alla schiusa ne nasce un serpentello alato.

La coccatrice ha il potere di pietrificare con il tocco o l’alito. Come per Medusa, i suoi poteri sono ancora efficaci anche dopo la morte.

Si tratta anch'essa di una figura molto diffusa nell’araldica medievale.





Wyrm


Quella del wyrm, anche detto drago orientale, in realtà è una famiglia che comprende diverse specie. Dovendo descrivere il classico wyrm, immaginate un gigantesco serpente. Ebbene sì, è un drago completamente sprovvisto di arti. Specie comune nei miti britannici, germanici o norreni.

Il nome nasce dall’antico inglese “wyrm” o dal proto-germanico “wurmiz”, mentre in norreno sono detti “ormr”. Il termine “wyrm” è stato preso in prestito nell’inglese moderno per significare “drago”, mentre il discendente “worm” rimane usato per riferirsi ai draghi privi di ali.


Il lindworm, altra specie di wyrm, è un lungo serpente provvisto di arti, in genere due. Se ci spostiamo in Asia potremo osservarne più esemplari caratterizzati da due o più zampe, anche detti long, in Cina (o drago cinese), o ryū, in Giappone, per fare degli esempi. L’unica cosa che distingue il primo dal secondo è il numero di artigli, che varia da quattro a tre.

In alcuni miti (principalmente norreni) i wyrm strisciano a terra, proprio come dei serpentoni, mentre in altri (come quelli asiatici) essi possono volare grazie alla magia (stesso strumento che usano per difendersi) o ad altri mezzi, muovendosi con grazia nonostante l’armatura di scaglie.

Nei miti asiatici i long risultano quasi sempre essere delle creature pacifiche, intelligenti, dall’infinita saggezza e spesso vengono associati ai desideri e alla divinità.


Altra specie di wyrm è l’anfittero (o anfittero messicano), un serpente dotato di ali, che si stanzia in genere presso le piantagioni di datteri dei quali è molto goloso. Un drago piumato, specialmente sulla coda, con un’apertura alare che può raggiungere anche i nove metri di ampiezza e una lingua lunga due metri.


Associabile alla famiglia dei wyrm troviamo anche il serpente marino, un drago acquatico conosciuto per esempio nella mitologia norrena, come Jǫrmungandr, serpente che avvolge il mondo destinato ad essere sconfitto da Thor.


Anche il drago greco (drákōn) ha delle caratteristiche classiche del wyrm: essere serpentiforme, a volte con arti a volte senza, con una o più teste, peculiare per il suo respiro velenoso e sguardo paralizzante. Anche detti “draghi custodi”, visto che queste terribili creature erano poste dagli dei in protezione di tesori o di luoghi sacri.

Altro drago famoso nei miti greci è l’idra di Lerna, un mostro fluviale dal respiro e sangue velenoso, dalle cinque alle cento teste serpentine. Per ogni testa che le veniva tagliata, ne spuntavano una o più al suo posto. Tra le sue teste una sola era immortale, anche in caso venisse sconnessa dal corpo, ed era fatta d’oro. Visse nella palude di Lerna e terrorizzò i cittadini fin quando Eracle non la sconfisse.

Filo conduttore dei draghi nella mitologia Greca è quindi la stretta connessione con la divinità.


Drake


Conosciuto nella mitologia germanica come mostro marino o grosso serpente, nel XIII secolo le parole “drake” e “dragon” si separarono, quando “drake” divenne una definizione per l’anatra maschio. Si suppone che da allora il termine drake sia stato portato a descrivere un drago di dimensioni moderate.

La sua figura ha origine da diversi miti e possiede molteplici significati. In un mito balcanico è descritto come un drago dal corpo umanoide e sprovvisto di ali. In Svezia invece il drake corrisponde a un grosso serpente, eguale al lindworm.

Nel XX secolo la parola venne utilizzata per distinguere una tipologia di drago precisa: un drago con quattro arti, di dimensioni simili a una grande lucertola, un corpo basso come quello di un alligatore. Spesso viene anche rappresentato come un rettile a quattro zampe, dalle caratteristiche fisiche più simili a un felino.

Questo termine viene usato principalmente in Europa e Nord America, ma anche in Nuova Zelanda.


Una sottospecie comune dei drake è la salamandra. Penserete “Eh? Dici sul serio?”. Non mi sto riferendo alle salamandre che tutti conosciamo, ma alle salamandre mitologiche, creature strettamente legate al fuoco, capaci di attraversare le fiamme rimanendone illese.

Un tempo si credeva che le salamandre, quelle reali, vivessero nel fuoco perché erano tanto fredde che, al contatto, la fiamma si estingueva. Sono in effetti delle creature capaci di “infiammare” con il loro veleno, secernendo una sostanza irritante per le mucose.

Le salamandre davano il nome a una categoria del popolo fatato conosciuta dai celti, ovvero gli elementali del fuoco. Esse apparirebbero ai veggenti come lingue di fuoco, o globi luminosi.

Descritte da Paracelso come creature lunghe, agili e snelle, che vivono nei pressi di zone vulcaniche. Il rumore che proviene dai crateri deriva dalla loro attività di costruzione delle proprie tane. Parlano raramente dei loro segreti, preferendo avere a che fare con le vecchie e le streghe.


Pseudodraghi


Famiglia di draghi che ho scelto di inserire, nonostante sia di origine piuttosto recente (D&D).


Lo pseudodrago è una specie minuscola e caratterizzata da una lunga coda culminante con un pungiglione, possono comunicare telepaticamente con qualsiasi creatura intelligente, sono carnivori e si cibano di insetti, roditori, uccelli e serpenti. Non amano essere trattati come animali domestici, ma sono amichevoli. Creature benevole che possono unirsi a maghi come famigli o fare amicizia con gli esseri umani. Diventano famigli solo se apprezzano la personalità dell’incantatore, ma possono anche legarsi a persone delle quali apprezzano la compagnia. Uno pseudodrago adulto è lungo trenta centimetri, con una coda di sessanta. Pesa appena tre chili e mezzo. Le loro uova sono grandi come quelle di una gallina e macchiate di marrone.


Il drago fatato è una creatura minuscola, sulla cui schiena spuntano delle colorate ali da farfalla. Imparentato con gli Pseudodraghi, questo è un essere burloni, che si rilassa nelle fresche radure, oppure si diverte a fare scherzi. Alcuni di loro trascorrono mesi, o anni, a preparare delle burle spettacolari. I draghi fata sono benevoli, anche se possono risultare fastidiosi.

A differenza dei draghi puri, i draghi fatati non crescono con l’età, ma le loro scaglie cambiano colore, dal rosso e passando tutto lo spettro fino al violetto nella vecchiaia.

I draghi fatati sono in grado di fare incantesimi, illusioni o ammaliamenti. Evitano il combattimento a meno che non abbiano alcuna scelta e puntano sul fattore confusione. Spesso divengono anch'essi famigli dei maghi.


 

Concludendo il post, ho scelto volutamente di non parlare di mostri come il piasa, il kirin, il mushussu, o altri, nonostante venissero citati in alcuni testi sugli esseri draconidi. Ho preferito limitarmi alle specie più conosciute, ma vi assicuro che il folklore, i miti e leggende, nascondono un carico impressionante di creature spaventose, pericolose, incredibili. Vale davvero la pena di approfondire.


E voi, gufetti? Avete mai scritto un racconto con uno di questi esseri meravigliosi?

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