• Maggie

La spada della giustizia: Parte 1



Era meraviglioso essere accarezzati dall’aria. Così dolce. Come l’affetto che percepisci quando vedi per la prima volta la creatura che ti ha messo al mondo. La creatura che ti apparterrà per sempre. Il cui sangue è il tuo stesso sangue. La creatura che vola insieme a te. Nell’oscurità della notte.

Il vento ti solletica la pelle squamata delle grandi ali. Regala un po’ di refrigerio al tuo cuore. Cuore colmo del dolore della consapevolezza.

Non aveva idea di quello che sarebbe accaduto. Non poteva immaginarlo.

Quel bambino sembrava cosi gentile. Colmo di curiosità.

Era stata una giornata come le altre. Lui e sua madre erano scesi a valle, non riuscendo a trovare della selvaggina nei pressi del loro covo. Lui aveva da poco imparato a volare. Con quanta fierezza volava. Il cuore gli batteva fortissimo nel petto. La discesa gli veniva così facilmente. L’animo pieno di spensieratezza. Seguiva sua madre con una fiducia che gli veniva naturale come la sua esistenza. Dentro di sé si sentiva al sicuro. Vedeva unicamente le bellezze della vita terrena, non riusciva a vedere altro. Erano in volo ormai da qualche minuto. Quando lo vide. Le strutture in pietra si ergevano sotto di loro. Ecco la selvaggina. Sua madre si gettò su una pecora e la sollevò in aria con tale semplicità da suscitargli una grande ammirazione. Lui la imitò. Si gettò sul bestiame e dopo qualche saltello a vuoto, riuscì ad afferrarne una. La fierezza gli aveva gonfiato il cuore. Era così agitato da non riuscire ad imitare l’eleganza del volo della madre.

Una volta allontanatisi dal villaggio e raggiunta la grotta nella quale dimoravano, poterono sfamarsi. Quella carne. Quanta sete che gli faceva venire. Tutte le volte. Loro abitudine era di dirigersi al lago più vicino ogni volta per dissetarsi dopo il pasto. Oramai per lui era naturale. Tanto che precedette l’iniziativa della madre e si alzò in volo. Raggiunse la zona con tale velocità da sorprendersene lui stesso. Si guardò indietro. Della madre non c’era ancora l’ombra. Cominciò a bere. Bevve con ferocia quella dolce acqua, quasi come se stesse morendo di sete. Un gemito abbastanza rumoroso lo distolse dal suo dissetamento. Alzò velocemente la testa. Un’esile figura si nascondeva dietro un albero. La curiosità era schiacciante. Si avvicinò con uno scatto agli alberi. Un umano, un bambino si nascondeva. Da cosa? Con scatti veloci si guardò in giro. Non c’era nulla. Nulla di qui avere paura. Confortato, tornò alla pozza d’acqua e ricominciò a bere.

Dei lievi passi si muovevano sull’erba. Il bambino era uscito allo scoperto e lo stava guardando ad occhi sbarrati. Lui ricambiò lo sguardo. Come poteva essere così piccolo. Era possibile che esistessero degli esserini così minuscoli? Si avvicinò a lui, questa volta lentamente. Gli occhi blu di quella creatura gli piacevano, gli davano un bellissimo senso di calma.

Quando il bimbo stette per toccarlo, ecco che un grido acuto e agghiacciante si sprigionò nella foresta. Una creatura famigliare lasciò il buio correndo verso il bambino e prendendolo in braccio. Questa per un attimo rimase paralizzata davanti a lui, poi corse ai ripari nella foresta.

Incuriosito sempre più dallo strano avvenimento lui aveva abbassato la testa per scorgere i movimenti al di sotto degli alberi. Quand’ecco che uscì un uomo. Questo non sembrava gradire la sua presenza. Avvertiva forte negatività del suo sguardo. Riusciva ad avvertirne la rabbia. Questo aveva in mano uno strano aggeggio di legno. Glielo puntò contro. Quello che accadde dopo, fu la cosa peggiore che potesse ricordare. Qualcosa lo colpì in un occhio. Qualcosa di appuntito. Un dolore mai immaginato lo trafisse. Non riusciva a non scuotere la testa. Provava a liberarsene, ma niente. Il dolore sembrava interminabile. Fu allora che conobbe il dolore, ma non il dolore fisico di quando si cade. Bensì, quella fitta al cuore che si prova quando si scopre che chi ti sembra completamente innocuo, invece, desidera farti del male. Quando si scopre la negatività della vita questa ti resta appiccicata come fosse parte di te.

Un verso familiare lo distolse dalla sua agonia. Era sua madre. Si era fiondata sull’uomo e lo aveva buttato a terra. Un suono a lui familiare emesso da lei lo spinse a tornare alla tana. Fu lì che l’attese. Fino al suo ritorno.

Così avevano abbandonato quella vecchia grotta. Sua madre nel pomeriggio aveva localizzato un luogo più sicuro dove rifugiarsi. Così si trovavano in volo. Al buio. La luna che illuminava argentea il cielo scurissimo. Il fresco della notte lo rilassava. Il dolore si era attenuato, anche se non riusciva a veder bene da un occhio.

Perché quell’umano è stato così cattivo con lui? Non aveva mai fatto nulla per farsi odiare da lui. Lui aveva sempre solo agito di istinto e per soddisfare i suoi bisogni. Non aveva mai pensato che questi potessero coinvolgere altre vite che non fossero la sua.

La vita nella nuova tana fu tranquilla per molto tempo. Così tranquilla che dimenticò quasi quell’avvenimento. Le discese a caccia si dimostrarono fruttuose per molto tempo. Fino a quando il cibo non cominciò a scarseggiare anche lì. Fu così che si ritrovarono nuovamente in volo sulla valle e fu così che per la prima volta in vita sua si rese conto che quelli che c’erano là sotto non erano un semplice ammasso di pietre, ma tane. Le dimore degli umani. Esseri che sentiva dentro di sé di conoscere molto bene, nonostante ci avesse avuto a che fare poche volte. Per quale motivo gli umani sentivano il bisogno di ingabbiare la selvaggina era un dubbio atroce per lui. Per quale motivo non bastava loro il ricavato della caccia? E in questo momento si rese conto del motivo per il quale quegli esseri li odiavano ed emettevano versi acuti quando li vedevano sorvolare il loro villaggio. Avevano paura. Nonostante ciò non capiva per quale ragione gli umani volessero far loro del male. Loro non facevano altro che cacciare. Quando vedevano qualcosa di commestibile lo prendevano e lo portavano al sicuro per cibarsene.

Eccoli che stavano già rinchiudendosi nelle loro dimore. Appena li avevano avvistati. Fu un giorno di caccia come tutti gli altri. Giorno nel quale fortunatamente non furono digiuni.

Fu quel giorno che accadde. Quel giorno aveva avvertito qualcosa di negativo nell’aria. Aveva provato a trasmettere quella negatività a sua madre, infatti questa fu improvvisamente svegliata dalla sua sensazione. Era troppo tardi. Qualcuno era entrato all’interno della grotta e stava dirigendosi nella loro direzione con passo attento. Sbucarono degli esseri corazzati, che indossavano un’armatura che li rendeva luminosi come la luna di notte. Uno di loro si fece avanti e emise dei versi che lui non riuscì a capire. Dopo cinque secondi di silenzio, questo gettò un urlo e alzò in alto un oggetto affilato e luccicante. Quando si gettò in corsa verso di loro anche gli altri umani lo fecero. Già, perché umani erano, ne riconosceva l’odore. Quando furono vicini a lui, sua madre si buttò addosso a loro e cominciò a sputare fuoco, nel tentativo di difendere la sua tana. La situazione diveniva sempre più difficile. Sempre più uomini entravano nella grotta e sempre più uomini stavano provando a mettere alle strette sua madre.

Avvertiva il dolore di lei come fosse stato il suo, ogni volta che una spada la colpiva. Sentiva la sua stanchezza, la sua determinazione a difenderlo. Per aiutarla provò a gettarsi addosso ad uno di quei soldati. Questo si fermò sul colpo quando gli atterrò sopra. Sua madre aveva bruciato la maggior parte degli attaccanti e solo in quattro erano rimasti. Il colpo di uno di questi si dimostrò fatale per lei, che emise un gemito e uno sbuffo di fuoco che colpì uno dei quattro. Lui sentì una sensazione stranissima quando vide sua madre smettere di muoversi. Così strana che quasi non si accorse di aver sputato per la prima volta il fuoco. Questo aveva intaccato due di questi soldati. Ne era rimastouno e questo si trovava accanto al corpo senza vita della creatura che lo aveva messo al mondo. Tra i due ci fu uno sguardo intenso, prima che, con un agilissimo scatto, lui raggiungesse l’uscita e prendesse il volo. Non avrebbe mai potuto dimenticare il volto di quell’uomo. Impresso nella sua mente. Indelebile. Un nuovo sentimento stava nascendo nel suo cuore. Un sentimento bruciante, ancor più del dolore fisico. Nasceva dentro di lui l’odio.

Prossimo

#spada #giustizia #uno #fiabe

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Margherita A. Terrasi

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