• Maggie

Acqua: Paura (3)



Il chiarore di quella serata sulla spiaggia era accompagnato dagli urletti di Elettra mentre veniva bersagliata di schizzi d’acqua da Diana. Ilaria nel frattempo si stava godendo la temperatura ottimale dell’acqua, galleggiando e facendo la stella marina. Gaia si era tenuta alla larga dal mare, raggomitolata sul telo da spiaggia ad osservare sempre più preoccupata le sue amiche.

«Stai attenta!» urlò quest’ultima appena vide che Elettra era inciampata e caduta in acqua dalla testa ai piedi. La sua amica riemerse dalla superfice del mare inzuppata, ma sana e salva.

«Ti preoccupi troppo, Gìa» commentò Diana, prima di ricominciare a lanciare acqua in faccia ad Elettra.

Gaia si tranquillizzò per un attimo e decise di distrarsi con un libro.

«Perché non vieni a bagnarti i piedi? Almeno quello» si lamentò Elettra, non facendo in tempo a dire altro a causa dell’acqua che le era entrata in bocca. «Smettila! Fiore maligno!» era il modo in cui Elettra insultava “gentilmente” Diana, siccome tutti la chiamavano Fiore. La battaglia di schizzi continuò fino a quando una goccia non colpì Ilaria, che irritata cominciò a sgambettare così forte da ricoprire d’acqua le due litiganti. Ogni tanto Gaia alzava lo sguardo per assicurarsi che andasse tutto bene, poi tornava a leggere le avventure di quella giovane bibliotecaria che sapeva viaggiare nei libri che leggeva. Sembrava tutto calmo, quando all’improvviso dell’acqua le entrò negli occhi e le bagnò leggermente il libro. «Ma…» Gaia si alzò in piedi scuotendosi il più possibile da ciò che l’aveva intaccata. «Eddai Stella, muoviti» era Elettra che era riuscita ad allontanarsi dalla persecutrice, per un attimo, perché l’attimo dopo Diana fu già dietro di lei a pizzicarla e spingerla. «Quante volte ti ho ripetuto di non forzarla?» quando finalmente Gaia la vide, capì che l’espressione di Diana era seria. «Non posso sopportare che non ci provi nemmeno» ribadì in sua difesa Elettra. Gaia osservò le due litigare in piedi, proprio davanti a lei, come se fosse stata invisibile. «Basta!» si alzò in piedi e si allontanò sul lungo mare. Diana la seguì silenziosamente, dopo aver lanciato un’occhiataccia ad Elettra. Gaia toccò con i piedi l’acqua salata, le braccia incrociate, quasi il freddo le avesse intaccato tutto il corpo. Continuò a camminare, tentando a fatica di immergere le caviglie nell’acqua. Diana le si parò davanti, le sciolse le braccia e le prese una mano. «Posso farcela da sola» insistette Gaia. «Non ti lascio sola» Si notava che Gaia stava per piangere e cercava di resistere per apparire più forte. Diana la fermò nuovamente e l’abbracciò. Questo servì a tranquillizzare l’amica, che stava tremando. «Dai. Hai solo le caviglie bagnate. Visto che non è pericoloso?» «Scusami… Sono un’idiota» «Sei la mia idiota preferita» il sorriso di Diana riusciva ogni volta a tranquillizzarla. «Vuoi provare a raggiungere le ginocchia?» Gaia spalancò gli occhi. «Le ginocchia? Non è un po’ troppo?» Diana le lasciò la mano e si allontanò verso il mare fin quando non ebbe entrambe le gambe immerse. «Io lì non ci vengo» sorrise nervosamente Gaia. «Provaci, almeno. Fallo per me» «Dadù, ho paura» «Ci sono io, non ti lascio mica cadere!» Gaia si fece coraggio e si avvicinò a tentoni a Diana, che si stava sbracciando verso di lei. Raggiunse appena mezzo polpaccio per poi fermarsi improvvisamente, come ipnotizzata dall’acqua. Diana le prese un braccio. «Dai che ci sei quasi» Gaia si allontanò di un passo. «Voglio tornare all’hotel» «All’hotel ci torniamo quando farà buio. Dai prova almeno questo» Gaia chiuse gli occhi e si gettò tra le braccia di Diana, che la abbracciò teneramente.

«Non mi lasciare, non mi lasciare» continuò a ripetere come un disco rotto.

«Non ti lascio. Vedi che non ti lascio?»

Gaia sorrise e si lasciò scappare qualche lacrima. Diana la teneva stretta stretta a sé, come fosse stata una bambola.

«Ma che brava!» esclamò Elettra seriamente colpita. Poteva sembrare una persona dura e insensibile, ma non lo era in realtà.

Alle altre si aggiunse Ilaria, appena ripresasi dal suo momento “stella”, spalancò la bocca quando vide Gaia immersa fino ad oltre le ginocchia. «Oddio Gaia, ce l’hai fatta!» cominciò a saltellare tutta contenta.

«Fermati, calmati» la rimproverò Diana, perché stava schizzando acqua anche addosso a Gaia, che appariva molto impaurita. «Okay. Può bastare. Torniamo in spiaggia».

Le quattro amiche recuperarono la loro roba per dirigersi verso il bar più vicino.

«Gelato, gelato, voglio un gelato» canticchiava Ilaria.

Diana aveva coperto Gaia con un asciugamano e teneva una mano appoggiata sulla sua schiena, nel tentativo di rassicurarla.

«Lo vuoi ma non lo avrai, perché me lo papperò tutto io» disse scherzosamente Elettra, in risposta alla canzoncina ripetitiva di Ilaria, che non terminò però a quelle parole.

Raggiunto il bar, Gaia si era calmata e sorridente stava scegliendo il tipo di gelato, sussurrandolo timidamente nell’orecchio di Diana. Ogni volta che si prendeva degli spaventi la sua timidezza quadruplicava.

«Due Cornetti» ordinò Diana, per tutte e due.

Elettra ordinò un Magnum e Ilaria un Calippo. Quando finalmente furono tutte sedute intorno al tavolino, Gaia parlò. «Che buono»

Tutte concentrarono la loro attenzione su di lei. «Vero, l’aria marina fa sembrare tutto più buono» affermò Diana.

«Come stai?» chiese Ilaria, che aveva appoggiato il Calippo sul tavolo per non congelarsi le mani.

«Adesso meglio» rispose Gaia sorridente. «Grazie»

Le tre amiche le sorrisero all’unisono.

«Bene, bene… chi vuole continuare il gioco?»

«Quale gioco?» finse di non capire Elettra.

«Sai bene di quale gioco si tratta» sul volto di Diana ricomparve l’espressione sadica. Elettra gliela istigava ogni volta.

«Ah! Quel gioco» Elettra si alzò dal tavolo. «Scusate, devo andare in bagn-»

Diana le prese il braccio e la costrinse a sedersi, facendo di no con la bocca. Dalla borsa che si era portata dietro estrasse nuovamente l’agendina purpurea. Recuperò la penna e cominciò a scrivere delle indicazioni sulle pagine. Poi passò l’agenda ad Elettra. «Prima tu»

«Io ti odio» disse Elettra. «Scrivi l’oggetto del desiderio del tuo personaggio. Tu vuoi che muoro»

«Dai. Non è difficile» il sorriso di Diana si faceva sempre più ampio.

Elettra scrisse molto lentamente, poche parole, ma coincise. Fu poi il turno di Ilaria, che scrisse un romanzo, come al solito. Quello di Gaia e quello di Diana.

«Benissimo!» Diana strappò i foglietti e li lesse uno ad uno. «La nostra Elettra scrive che il suo uomo affascinanteè attratto da una sua vicina, che è molto bella ed appassionata pittrice…» Diana guardò intensamente l’amica. Stava godendo nel prenderla in giro. «Non era difficile, no? Ti sei anche ricordata qual era il tuo personaggio»

«Effettivamente, di questo mi sorprendo anche io» aggiunse Elettra imbarazzata.

«Passiamo a Ilaria… beh, dai, è meno di prima almeno: Vorrebbe diventare un agente segreto, formare un’agenzia impegnata a scoprire le cose strane che accadono nella sua scuola e a risolvere i casi grazie alle sue abilità informatiche» Diana rise. «Io ti adoro, Veronica Mars»

Ilaria si mise a ridere. «Non era proprio così Veronica Mars, ma okay»

«La nostra Gìa scrive: Desidera tanto fare carriera come danzatrice alla Scala, ma ha difficoltà perché dopo un incidente per lei è difficile muovere una gamba e un braccio, uao!» la fine della frase aveva una punta di ironia. «Poveretta questa ballerina, nemmeno una chance le dai» Diana ridacchiò, passando all’altro foglietto. «Tadadan! Ecco il mio capolavoro» ironica. «Il mio personaggio desidera più di ogni altra cosa vedere quella bellissima bionda danzare nuovamente» guardò Gaia sorridendo. «Indovina un po’ chi è la bionda»

Gaia rispose ridendo. «Adesso i nostri personaggi sono una cosa sola»

«Già».

Al tavolo piombò improvvisamente il silenzio. Ognuna aveva trovato qualche cosa da fare, tra cellulare e sguardi al vuoto.

«Okay. Mi sa che adesso devo davvero andare in bagno» intervenne Elettra per smorzare la strana tensione che si era creata.

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Margherita A. Terrasi

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Autrice e grafica, Milano

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