• Maggie

Il viaggio di Miriam (finale B)



«Aspetta. Vengo con te», Miriam scattò nella direzione delle porte. Proprio in quel momento l’uomo scomparve. Lei sapeva cosa doveva fare: doveva uscire da quell’inferno.

Prese coraggio e, reggendosi agli stipiti, scese dal treno. La foschia si fece molto più luminosa. Miriam avanzò, incrociando le braccia sul petto per proteggersi dal freddo. Mano a mano che avanzava percepiva sempre meno il suo corpo, perdeva la sensibilità alle gambe, alle braccia. Eppure andava avanti, non si arrendeva. Doveva raggiungere quell’uomo, ovunque fosse, e chiedergli di suo padre. Si sentiva sempre più strana e leggera. Non sentiva più i battiti del suo cuore, i suoi respiri, ma non le importava.

Si sentiva come se fosse entrata in una nuova dimensione. Una dimensione in cui non era necessario respirare per vivere. Pensò più volte di stare sognando, eppure continuava a percepire quella fastidiosa pressione sul petto. Dentro la sua testa cominciò a sentire delle voci. Forse stava impazzendo. Delle persone stavano parlando, ma lei non riusciva a comprendere il senso delle loro parole, o forse non ne aveva voglia.

Si lasciò andare a quella ninna nanna. Improvvisamente tutta la debolezza svanì ed attorno a lei ci fu solo il vuoto. Non sentiva più nulla. Si chiedeva se esistesse ancora o meno. Per quanto non sentisse né vedesse più il suo corpo, malgrado tutto intorno a lei si stesse facendo buio, riusciva a udire ancora quelle voci, erano l’unica cosa che non l’aveva ancora abbandonata.

Le sarebbe piaciuto sentire ancora una volta l’aria fresca sfiorarle le narici, i polmoni gonfiarsi al ritmo del suo respiro, il cuore battere, il sangue scorrere nei suoi arti. Quel freddo vuoto le faceva paura.

Si accorse che nonostante tutto stava ancora camminando. Le sue gambe si stavano muovendo, eppure non le sentiva. Era come se stesse levitando. Si sentiva così terribilmente leggera. Sparirono piano piano anche le voci. Lei non esisteva più forse, ma non le importava nemmeno più.

Con il tempo si dimenticò di come fosse avere un corpo. Fu allora che trovò qualcosa di famigliare. Percepiva suo padre. Lì, proprio lì, accanto a lei, o forse dentro di lei. In quel momento era diventata una cosa sola con l’universo e non si sentì mai più sola.


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Margherita A. Terrasi

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Autrice e grafica, Milano

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