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Il garzone del boia, di Simone Censi - Recensione

Aggiornato il: 23 lug 2019



Il titolo Il garzone del boia è riuscito a incuriosirmi fin da subito, nonostante non fossi una grande lettrice di libri storici, o gialli storici. Mi sono gettata nella lettura e la mia curiosità è stata pienamente ricompensata da un libro che definire una perla sarebbe poco.

Il garzone del boia è un giallo storico che si propone di raccontare la storia del primo garzone, da sempre sconosciuto, del celebre boia Mastro Titta, ovvero Giovanni Battista Bugatti. Il lettore è quindi accompagnato nella narrazione da questo misterioso Balzarino, “quello che fece il sarto troppo corto e non ce prese”, che venne comprato dal boia ch’era un fanciullo e fu cresciuto da lui come da un padre. Il romanzo gioca proprio sul perché non sia mai stato rivelato il nome di questo garzone. La storia di Balzarino viene alternata a spezzoni dedicati a vari casi di reati, arresti e condanne a morte; a mia opinione (da appassionata di gialli), la principale attrattiva del libro.


A detta dell’autore questo lavoro prende spunto dalla biografia dal titolo Mastro Titta, il boia di Roma: memorie di un carnefice scritte da lui stesso (1891), un lavoro che prende a sua volta spunto dagli appunti tenuti dal boia stesso, che furono ritrovati nel 1886.

Si tratta, quindi, di un libro storicamente accurato, anche se sicuramente romanzato. La figura del garzone è quella di un personaggio di fantasia, eppure si tratta di un personaggio talmente ben costruito, che sembrerebbe quasi realmente esistito. I personaggi sono trattati con umanità, non sono piatti, non sono creature leggendarie, come sono soliti apparire. Ho trovato in questo libro un equilibrio di narrazione e di caratteri che sicuramente non è da tutti. Gli stacchi tra i capitoli, in cui sono narrate le vicende di vari personaggi che sono passati per il cappio di Mastro Titta e del suo garzone, sono ben congegnati e mantengono viva l’attenzione. Nel mio caso, essendo io un’amante di polizieschi e gialli, ho adorato il fatto che non riuscivo a staccare gli occhi dal testo nemmeno per un attimo, divorata dalla curiosità di sapere cosa sarebbe successo a questo o a quel criminale.


Oltre al fattore “divertimento”, perché questo libro è davvero divertente da leggere, devo aggiungere anche quello di “divulgazione”. Personalmente ero ignorante riguardo alla storia di questo famigerato boia e mi ha fatto molto piacere conoscerla proprio attraverso questo racconto, che mi ha invogliata, inoltre, a leggere qualcos’altro al riguardo. Si tratta quindi di un’opera di divulgazione storica ben riuscita.

Se proprio dovessi cercare il pelo nell’uovo, l’unica cosa che non mi ha del tutto convinta è stata la frammentazione della narrazione: troviamo in ogni capitolo uno spezzone di testo narrato in un italiano standard, poi un altro pezzo di testo raccontato in un linguaggio più dialettale. L’autore spiega questa scelta con il fatto di voler creare un confronto tra il testo narrato da un Balzarino giovane e analfabeta e uno anziano che parla un italiano più corretto: "Il Maestro cresce il proprio aiutante iniziandolo anche alla lettura e alla scrittura, così che il romanzo presenta una doppia stesura.Una prima, in corsivo, fatta dall’aiutante alle prime armi, con un linguaggio spesso forte e colorito e una seconda scrittura, quando oramai avanti con l’età su consiglio del suo analista, riprende in mano questa storia per fuggire dai fantasmi che ancora lo perseguitano". Questa scelta avrebbe avuto più senso se per distinguere meglio i due linguaggi, si fosse scritto un capitolo in un modo e un altro in un altro. Il cambiamento repentino del linguaggio, all’interno dei capitoli, può confondere il lettore. Io inizialmente non capivo che cosa volesse dire, ipotizzando che fosse la stessa vicenda narrata dal punto di vista di un altro personaggio. Forse sarebbe stato meglio chiarire prima nel libro la questione della divisione giovane e vecchio, così sarebbe risultato più chiaro l’intento dell’autore.


Questo è l’unico difetto che ho trovato, ma che sinceramente non ha rovinato quasi per nulla il ritmo del racconto. Ho terminato il libro molto velocemente, appassionandomi ai vari casi che ci vengono presentati. Sapevo come sarebbero andati a finire, la maggior parte delle volte, però questo non mi annoiava. Il gusto di conoscere come funzionava la giustizia di un tempo e di sapere come venivano giustiziati i condannati è stato il principale motore della mia curiosità. Una mossa molto intelligente da parte di Censi.

Il romanzo mi ha catturata così tanto che ho realizzato dopo qualche minuto, dopo aver letto le ultime righe, di averlo terminato. La mia vita adesso non sarà più la stessa.


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Margherita A. Terrasi

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Autrice e grafica, Milano

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