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"Polveri sottili", di Giovanni Locatelli - Recensione

Aggiornato il: 23 lug 2019



Il protagonista Orlando è un lobbista della H&Ki, a due passi da Piazza Gae Aulenti, in centro a Milano. È un uomo ben impostato, dal passato apparentemente tranquillo, fidanzato da tempo con Anna, una donna in carriera che ha preferito una proposta di lavoro a Tokyo piuttosto che convivere con lui. Orlando è uno stakanovista, lavora troppo e sente di non essere giustamente premiato per tutto il suo lavoro. Questa dedizione però non sembra dipendere dalla sua passione per il suo lavoro, ma piuttosto dal desiderio di distrarsi. Orlando non riesce a smettere di lavorare, perché non vuole, porta avanti i suoi compiti per automatismo, tant’è che non riesce a trovare delle effettive buone idee per la campagna marketing di un concerto sulla legalizzazione della marijuana che sta organizzando con dei colleghi. Il nostro protagonista si sente in colpa, perché fa un lavoro che non sempre è corretto, a volte ai confini della legalità, perché secondo lui non ha mai dimostrato abbastanza coraggio, perché la sua ragazza non vuole parlargli, per tante ragioni sopra le quali se ne pone una più importante, una cosa che gli pesa da molto tempo sull’anima: l’aborto spontaneo che sua madre ebbe prima che lui nascesse.

In "Polveri sottili", Locatelli ci racconta l’elaborazione di questo lutto da parte del protagonista, attraverso la costruzione della Ssoul Corporation®. Un’azienda che reinveste i tuoi punti anima in buone azioni e aiuti umanitari, per farti sentire meno in colpa.


Lei carica la sua coscienza con i punti anima come le fa più comodo e noi scaliamo novanta punti al mese, con un piano tariffario molto semplice. Questo per un uso normale, si intende. Se si dovesse trovare nella necessità di commettere un fatto grave, allora la tariffa diventa di zero virgola settantacinque punti ogni minuto di rimorso che dovrebbe subire e che invece non proverà. Quando i suoi punti anima stanno per scaricarsi, viene informato con un semplice sms sul cellulare. E la ricarica si può fare in qualsiasi ricevitoria, col bancomat, con l’home banking...

Dal giorno in cui il protagonista accetterà questa proposta, comincerà a vedere un uomo, che gli ricorderà qualcuno di famigliare. Lo immaginerà come un investigatore-avvocato, assunto per comprendere quale sia l’origine dei suoi sensi di colpa e del cadavere fantasma nel suo letto. Ho trovato questa idea molto carina e perfetta per il tipo di racconto. Orlando riuscirà a esternare ciò che lo tormenta solo a Isabella, una giovane assistente sociale che conoscerà per caso. Conoscenza che poi cercherà di approfondire con la scusa del lavoro. Il tema dell’aborto naturale di sua madre ricomparirà spesso nel libro. Il protagonista proverà a immaginarsi più volte come suo fratello gemello si sarebbe potuto comportare al posto suo: forse in modo più coraggioso, magari avrebbe fatto un lavoro diverso, forse avrebbe avuto una vita migliore della sua. Negli episodi dedicati a lui avremo spesso questo genere di turbinii di pensieri, che ci porteranno a immedesimarci facilmente nel personaggio. L’infanzia di Orlando è stata tranquilla, senza troppi sbalzi, eppure l’investigatore che lo perseguita nella sua testa gli risponde così:


L’infanzia felice è una bufala inventata da Walt Disney. L’infanzia è un momento terribile di scoperte, paure, rivoluzioni. Come si fa a passare indenni attraverso un mondo di pericoli avendo tutto da imparare...

“Polveri sottili” è un bel libro non solo per come racconta la storia del lutto interiore di Orlando, ma anche per l’intreccio che si viene a creare tra i personaggi secondari. Questi sono legati tra di loro da un oggetto, uno strano uovo a sorpresa dalla forma di una conchiglia, che passa di mano in mano, partendo ovviamente dalle mani di Orlando. Il viaggio di questo “uovo”, il cui contenuto resterà un mistero fino alla fine, ci spinge a conoscere personaggi che potrebbero essere delle persone realmente esistenti, per come sono realistici nel modo di comportarsi. I più simpatici a mio parere sono la vecchietta, sempre alla ricerca del suo cane Briciola, e Gioogio, il cui ritardo mentale è stato descritto con estrema dolcezza. Questi personaggi arricchiscono la storia in modo squisito e sembrano quasi essere legati tra di loro anche dalla loro ricerca continua della serenità. Il libro è scritto così bene da riuscire a farti immedesimare nei panni di ognuno di questi, o se non meno delle persone che hanno vicino.

Si nota inoltre la passione dell’autore per la musica rock, perché vengono spesso citati dei gruppi di questo genere nel libro, ad esempio gli Arctic Monkeys (unico gruppo che ho riconosciuto, nella mia ignoranza musicale). Ci sono anche delle frasi che mi hanno fatta scompisciare dalle risate, come: “Da quando Anna è partita non mi riesce semplice né l’uno né l’altro - riferendosi a sesso e ad amore -, ho pensato, continuando a osservare il volto di Isabella, stavolta soffermandomi sugli occhi. Ci facevo l’amore soltanto a guardarli, avrebbe detto Bukowski, ma io ho troppe inibizioni per scoparmi degli occhi al primo appuntamento. Devo almeno essere stato presentato agli occhi dei genitori.

Sono davvero poche le parti che non mi hanno convinta e sono state così poco influenti che non mi va di citarle tutte. Uniche pecche che intendo annotare sono che non mi ha convinta il modo in cui sono stati scritti i dialoghi delle ragazzine adolescenti problematiche, attratte dai ragazzi con l’aria da macho e che puzzano di sudore. L’autore ha scelto di cambiare il registro dei dialoghi impostandoli come se fossero dei messaggini scritti in chat. Questa cosa non mi è piaciuta molto, anche se posso capire che potesse essere uno stratagemma creativo dello scrittore per rendere riconoscibili quei personaggi. Poi il fatto che ci sia un po' di confusione su omeopatia e fitoterapia, un errore, per fortuna, del tutto ininfluente sulla storia.

Ho amato, per il resto, come è stata descritta l’atmosfera milanese e delle zone limitrofe a Milano. Mi sono sentita in un luogo famigliare e ciò mi ha reso ovviamente più facile entrare nei panni dei personaggi del racconto. Il titolo “Polveri sottili” ci porta non solo nelle zone più inquinate della città, ma anche nella mente nebbiosa del protagonista. Molto interessante anche a livello scientifico sul tema dei gemelli evanescenti. Un argomento che mi ha interessata molto e ci tengo a ringraziare personalmente l’autore per la divulgazione di quest'ultimo.

Ho trovato il finale molto bello, quando i personaggi si radunano al concerto organizzato da Orlando e all’ospedale lì vicino, come fossero stati attirati tutti lì per qualche magico caso. Un quadro d’insieme che ha concluso il racconto in modo poetico.

In conclusione ho trovato “Polveri sottili” un libro davvero bello, assai interessante, che spinge il lettore a continuare la storia grazie ai suoi intrecci divertenti. Ho apprezzato la complessità emotiva e psicologica trattata in modo semplice e comprensibile per tutti. La scrittura semplice e scorrevole dell’autore è un altro punto a suo favore. Spero di leggere presto altri libri come questo.


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Margherita A. Terrasi

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