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"Prophecy" di Licia Righi - Recensione e intervista



Parliamo di Prophecy, libro uscito di recente e dal chiaro tema urban fantasy. I protagonisti sono dei ragazzi, il cui legame viene fin da subito messo in chiaro: secondo un’antica profezia loro saranno i tre prescelti, destinati a salvare il mondo. Nel libro sono presenti figure mitologiche comuni in molti young adult di questa tipologia, come vampiri, licantropi, streghe e altri messi però in secondo piano. La narrazione è suddivisa per punti di vista, dei tre protagonisti e degli altri personaggi secondari che raccontano a turno ciò che gli accade in prima persona, a volte raccontano lo stesso evento che è già stato raccontato da un altro personaggio, ripetizione che secondo me avrebbe anche potuto non esserci. L'autrice ha uno stile di scrittura maturo e cristallino. Leggere i discorsi dei personaggi spesso vi farà sembrare di stare ascoltando persone reali.

La trama è un po' intricata all'inizio e si svolge passo per passo, si capisce che il focus del libro però non è quello, ma il rapporto tra i personaggi. Nel libro si percepiscono diverse ispirazioni twilightiane, sia per il background dei personaggi, che per le creature fantastiche. L'ambientazione americana è ben curata, mi è dispiaciuto soltanto che comparissero così poche 'comparse dialoganti', ovvero personaggi di passaggio e solitamente non molto importanti, che rendessero il tutto ancora più realistico. Ho apprezzato il momento in cui Cassandra esplora il suo passato, tornando nella sua città d'origine, proprio perché incontra la sua ex migliore amica e c'è una sorta di confronto. Mi piacciono molto anche il personaggio dello zio di Cassy - è un peccato che non intervenga più spesso nel libro - e la sorella di Cloe, per le stesse ragioni, e ammetto che è stato il personaggio che mi ha fatta immedesimare di più. La necessità di comparse umane in un libro urban fantasy è data dal fatto che essendo noi esseri umani, tendiamo a guardare da un punto di vista distaccato i personaggi con poteri particolari, o caratteristiche fantastiche, mentre aggiungendo l'elemento 'umano' viene più facile mettersi nei panni dei personaggi. Mi viene da citare Shadowhunters, che contiene una valanga di personaggi secondari e, pur non essendomi piaciuta molto la prima trilogia - per gusti personali -, questa si rivela una scelta vincente per l'immedesimazione. Il mio personaggio preferito è Simon, il migliore amico della protagonista, lo 'sfigatello umano', per dire.

La scrittura della Righi è molto leggera e si concentra sui dialoghi, proprio questi ultimi sono ciò che ho più apprezzato del libro. L’autrice riesce a creare quel legame con i personaggi necessario per incuriosirti e spingerti a continuare la lettura. Mi è piaciuto il modo in cui sono stati gestiti i tempi della narrazione: i capitoli non sono molto lunghi e abbiamo una narrazione molto veloce e precisa. Non ci sono spiegoni, tutto è spiegato al momento giusto.

Quello che non mi ha fatta impazzire sono stati i personaggi in sé. A livello superficiale paiono tutti uguali, bellissimi e palestrati. Avrò letto un sacco di descrizioni di addominali e di bellezze inarrivabili. Non c’è un solo personaggio che non fosse anche minimamente attraente. Solo quelli che non hanno ricevuto un’accurata descrizione mi hanno dato l’occasione di immaginarmeli “normali”. Posso capire che si tratti, per la maggior parte almeno, di esseri sovrannaturali, ma in ogni caso non è normale che siano tutti belli. Inoltre mi ha dato un po’ fastidio la gelosia morbosa e spesso immotivata da parte dei personaggi. Posso capire anche qui che essendo adolescenti, non avendo quindi molta esperienza nell’ambito di una relazione, possano essere più appiccicosi del normale, ma è qualcosa che si ripete troppo spesso secondo me: i maschi che si scontrano tra di loro peggio di animali perché l’altro ha guardato la propria ragazza, le ragazze che si offendono ogni volta che il proprio ragazzo guarda un’altra donna e così via.

Ho scoperto, quasi a fine libro, che Cassandra – una dei protagonisti, se non la protagonista – ha una passione smodata per l’architettura, cosa che nel libro, tra i vari drammi, non è mai stata citata. Ammetto che mi è dispiaciuto tantissimo. Secondo me, invece di calcare così tanto la mano sul lato romance, la scrittrice avrebbe potuto lavorare di più sulla costruzione del carattere e delle aspirazioni dei personaggi, cosicché avessero degli spunti di conversazione al di fuori della loro situazione paranormale, diciamo. Vista la capacità della Righi nello scrivere i dialoghi, sicuramente avrebbe reso il romanzo molto più profondo e interessante.

Verso la fine del libro la trama è andata avanti e quindi i personaggi erano troppo impegnati a salvare il mondo per litigare inutilmente. Il finale è stato forse troppo veloce, ma mi è piaciuto il colpo di scena con cui termina il libro. Penso che sicuramente la storia possa essere migliorata nei futuri capitoli, diamo tempo al tempo.

In conclusione, credo che sia un libro carino, adatto agli amanti degli young adult con un lato romance molto acceso e presente. Se siete fan di questo tipo di libri vi assicuro che non vi deluderà.


Trama


Cassandra ha perso tutto, anche la gioia di vivere. Costretta a trasferirsi a casa dello zio a Newport, riuscirà finalmente a ritrovare il sorriso grazie a Cloe e Trevor, due ragazzi che conosce nella nuova scuola. Mentre con Cloe nasce da subito una bella amicizia, con Trevor scoppia un’incontenibile attrazione e mentre i due ragazzi cercano di destreggiarsi tra questi inaspettati sentimenti, un pericolo venuto da lontano sta per abbattersi su di loro. Tre ragazzi, due fazioni nemiche, un’antica profezia basata su indissolubili legami di sangue, un unico destino. Solo i predestinati saranno in grado di salvare l’umanità e riportare l’ordine e per riuscirci, dovranno credere in se stessi e rimanere uniti. Riusciranno ad accettare questa sconvolgente rivelazione e a prepararsi per le prove che dovranno affrontare?





Intervista


Licia Righi è una ragazza visibilmente matura e gentile, mi ha fatto molto piacere poter parlare con lei. Trovo che il confronto con l’autore sia sempre una rivelazione e anche la parte che preferisco del mio lavoro. "Prophecy" è la sua prima opera letteraria, perciò alcuni problemi che ho riscontrato nella narrativa sono ancora facilmente correggibili. La cosa che mi ha fatto dire “Wow” è la consapevolezza dell’autrice, che conosce i punti deboli della sua storia e penso che, proprio per questa ragione, abbia grandi potenzialità per diventare una scrittrice ancora migliore in futuro. Dagli errori si impara sempre e solo chi conosce i lati negativi delle proprie opere, meglio di quelli positivi, può dire di essere un buon scrittore.


Cosa ti ha fatto capire che la scrittura era la tua strada?


Ho iniziato a fare la gavetta molti anni fa su un forum, dove come admin preparavo i post e curavo la grafica, poi, dopo un periodo di stop, ho deciso di aprire il blog Tra due Mondi con la mia amica, dove ho ricominciato a scrivere. Ho capito che la scrittura era una forma di comunicazione attraverso la quale potevo trasmettere i miei pensieri e le mie emozioni legati ai libri che leggevo, esprimere il mio punto di vista personale. Per Prophecy è stato un po’ diverso, le idee si affollavano nella mia mente e la scrittura era lo strumento migliore per “liberarla”, creando qualcosa che, mano a mano, tassello dopo tassello, ha dato forma al romanzo.


Quali sono le opere che ti hanno ispirata di più nel tuo stile di scrittura?


Non ce n’è una in particolare, sono davvero tante e spaziano tra il genere fantasy e quello romance. Sicuramente posso citare le opere della Ward, quelle della Armentrout, la Rowling, la Meyer ma anche autrici che ho scoperto recentemente, come Leia Stone e Aya Ling per il genere fantasy/paranormale; per il romance invece, ho avuto il piacere di collaborare con numerose autrici italiane di tutto rispetto e, ognuna di loro, è stata in grado di insegnarmi o farmi capire qualcosa, in particolar modo quello che per me era fondamentale che trasmettesse il romanzo. Prophecy non è una mera storia urban fantasy, racchiude molto di più e, a un occhio attento, non sfugge.


Ami leggere? Se sì, quali sono i tuoi generi preferiti?


Ovviamente amo leggere, non posso dirti di aver iniziato da bambina perché mentirei ma, sono una discreta lettrice. Purtroppo, per questioni di tempo, devo ritagliarmi lo spazio dopo la giornata lavorativa e gli impegni familiari e, non riesco a leggere quanto vorrei. I miei generi preferiti sono l’urban fantasy, il paranormal romance, il distopico e il romance.


In cosa hai trovato l’ispirazione per iniziare il tuo romanzo Prophecy?


Bella domanda! Da un insieme di cose e fattori: le letture sicuramente hanno contribuito ad attivare la mia mente ma anche le serie tv e i film, oserei dire.


C’è qualcosa che ti piace di meno del tuo romanzo, che vorresti cambiare o sei pienamente soddisfatta del risultato finale?


Confesso di aver avuto particolare difficoltà a scrivere le parti “romance” e, nonostante le abbia viste e riviste, modificate, tagliate e chi più ne ha più ne metta, quelle sono le parti di cui sono meno soddisfatta. Immagino che, a questo punto, vi starete chiedendo perché le ho inserite. I personaggi senza sentimenti sono asettici e poco realistici. A ogni modo, nonostante so di dovermi allenate a scrivere queste parti per renderle più fluide, sono soddisfatta del risultato finale del romanzo.


I tuoi personaggi sono stati ispirati da qualcuno in particolare o un giorno hai pensato qualcosa del tipo: “Voglio creare un personaggio che si chiama Cassandra”?


I personaggi sono stati tutti “partoriti” dalla mia mente, non mi sono ispirata a nessuno in particolare e non sono nati neanche dall’oggi al domani. Nomi e cognomi, ad esempio, sono il frutto di un’attenta ricerca e scelti con cura per collocarli geograficamente al luogo in cui si svolge la narrazione, alcuni invece sono collegati ad un particolare contesto storico. Prophecy lo avevo iniziato diversi anni fa, avevo buttato giù idee, tracce e una sinossi abbastanza dettagliata e poi, per mancanza di tempo, avevo archiviato e lasciato tutto nel mio hard disk. Poi, come ben sai perché ne abbiamo parlato in una tua stories, mi diverto a trovare il book cast dei personaggi, cioè trovare e associare un volto reale ad ogni personaggio, è una cosa che facciamo con regolarità per il blog. Mi è servito soprattutto per creare le card in occasione della presentazione ufficiale di protagonisti e antagonisti.


Raccontaci un po’ il tuo percorso di pubblicazione, come l’hai vissuto e che cosa consiglieresti agli autori emergenti.


Il percorso di pubblicazione è stato piuttosto complesso perché, nonostante le numerose guide che offre Amazon, alcune cose non erano molto chiare e ho avuto delle difficoltà soprattutto con la versione cartacea del romanzo, mentre con quella digitale, non ho avuto problemi particolari. Ancora oggi credo di non aver ancora compreso appieno tutte le funzionalità di kdp. Come l’ho vissuto? Devo confessare che è stato un tour de force, sono arrivata alla pubblicazione stremata e, onestamente, non mi sono gustata come volevo tutti quei momenti, troppo presa tra i problemi con Amazon, organizzare il Blog Tour e il Review Party e l’ansia che fosse tutto perfetto. Ovviamente, non ho la presunzione di affermare che è perfetto! Più ti accanisci e meno ti accorgi dei difetti. Agli autori emergenti consiglio innanzitutto di credere in sé stessi perché altrimenti nessuno crederà in voi, di curare al meglio l’editing e la forma, la parte grafica ha la sua importanza e poi, di buttarsi.


Hai scritto qualcos'altro prima di Prophecy?


No, Prophecy è la mia prima esperienza come scrittrice.


Cosa ami di più dei tuoi personaggi?


Chi ha già letto il libro sa che i personaggi sono tanti, non ci sono solo i tre protagonisti ma, una serie di personaggi secondari che sono fondamentali sia per la storia che per quelli principali. Mi preme sottolineare che in questo primo romanzo, i rapporti personali sono di fondamentale importanza. Detto questo, amo ognuno di loro in modo diverso: in Cassy, per esempio, nonostante l’insicurezza dettata dalla sua “condizione”, amo il modo in cui riesce a risollevarsi dopo un evento traumatico o una difficoltà; di Trevor amo la concretezza, di Cloe, il carisma e l’allegria, di Richard la pacatezza e la calma, di Sebastian e Ethan, la sfrontatezza. Eppure, tutti loro hanno alcune cose in comune e che li lega: il rispetto per gli altri, il forte attaccamento alla famiglia, che può essere intesa come nucleo familiare o come gruppo o cerchia di persone che frequentano e a cui tengono particolarmente, integrità morale, onestà.



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Margherita A. Terrasi

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Autrice e grafica, Milano

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