• Maggie

Acqua: L'arrivo (2)



Una volta scesi da quello che Diana usava chiamare “serpentone di ferro”, i compagni di viaggio dovettero accostarsi a lato della piazza, mentre Elettra incominciò a disfare la sua valigia. Tutto questo perché non si era portata dietro una borsa e non aveva tasche di alcun tipo, perciò aveva messo il cellulare in valigia. Quando finalmente lo trovò, aveva già appoggiato due asciugamani, un paio di occhialini da immersione, le ciabatte e la sua trousse di trucchi sul muretto al limitare della piazza. «Fantastico. Scusate ragazze. Scusate davvero» accese la connessione dati ed immediatamente il suo cellulare esplose in una sinfonia di notifiche. «Vi prometto che vi porterò all’hotel entro questa sera» «Ah, bello. Io speravo entro quest’oggi» affermò sardonica Gaia. «Ma io mi chiedo: non potevamo prenotarlo tutti assieme l’hotel? Perché hai dovuto fare da sola?» aggiunse un po’ stizzita Diana. «Se non ricordo male eravate tutti leggermente impegnati in quel periodo…» «Se posso spezzare una lancia a favore di Elettra, è vero: eravate quasi tutti impegnati a studiare per la Maturità, io ero a Verona con il mio ragazzo e Matteo era a sorbirsi una settimana in montagna con sua zia» continuò Ilaria. Si avvicinarono con le loro valigie i compagni di viaggio: Leonardo, il ragazzo di Ilaria, e Matteo, il fratello di Diana.

«Allora, ragazze? Dove sta l’hotel?» chiese Matteo.

«Chiedilo ad Ele… io non so niente» rimbeccò Diana.

Gaia ammutolì appena lo vide avvicinarsi e scostò lo sguardo sui passanti, fingendo di essere attirata dalla fontana al centro della piazza. Elettra nel frattempo aveva impostato il navigatore di Google Maps. «Okay. Aspettate un momento… Ci siamo quasi. Fatto» testò il puntatore muovendosi in tondo. «No… scusate ragazzi. Il mio Maps è un po’ rincoglionito. Il puntatore non funziona mai» Diana sbuffò esasperata. Matteo allora estrasse dalla tasca dei pantaloni il suo cellulare. «Dimmi come si chiama la via». Una volta impostato il navigatore, il gruppetto di turisti può finalmente partire alla ricerca dell’hotel. Più di una volta il navigatore compenetra virtualmente i palazzi adiacenti alla strada, confondendo un po’ la situazione. Quando finalmente comparve davanti agli occhi dei viaggiatori il cartello con scritto Hotel Belvedere, le continue constatazioni di Diana sul fatto che sarebbero arrivati il giorno dopo si dimostrarono errate. I sette si fecero registrare alla reception e ottennero le chiavi delle due camere, che Elettra aveva prenotato. «Uao, ragazze. Non esiste l’ascensore» fece spallucce Ilaria. «Quanti piani sono?» «La camera dei ragazzi è al primo piano, la nostra è al terzo» specificò Elettra, che quando si accorse di quello che aveva appena detto sbuffò e si mise le mani nei capelli. «Ragazzi… credo dovrete darci una mano» Ilaria sembrò quasi contenta di poter osservare il suo ragazzo portare il suo bagaglio fino al terzo piano. «Siete delle approfittatrici» sentenziò Leonardo. «Io posso sempre portarmelo da sola» aggiunse Gaia, che è leggermente arrossita. «Il mio bagaglio è abbastanza piccolo, alla fine» Diana le mise una mano sulla spalla e fece il suo tipico sorrisetto compiaciuto, chissà per quale pensiero perverso. «Matt. Tu porterai il bagaglio di Gaia» Gaia sobbalzò a quelle parole. «No, no, davvero… Matt, non ti preoccupare. Faccio da sola» Diana avvicinò a sé Gaia con fare minaccioso, sussurrandole all’orecchio. «Tu stai zitta e lascia fare a me» causando un brivido sulla schiena della poveretta.

«Tranquilla, Ga’. Ti aiuto io. Posso trasportare sia quello di Diana, che il tuo. Sono abbastanza leggeri» Matteo le si avvicinò e sollevò il suo bagaglio, per poi aspettare che tutti fossero pronti a salire, reggendo anche la valigia di Diana, con la quale aveva scambiato il suo zaino, più leggero. Questa mossa di gentilezza causò un barlume negli occhi di Gaia.

L’allegra comitiva cominciò la salita, o meglio dire la scalata. Raggiunto il primo piano si posarono prima i bagagli dei ragazzi. Poi si raggiunse a fatica il terzo piano. Le ragazze si appartarono nella loro camera, abbandonando a sé stessi i ragazzi, dopo il veloce saluto da parte di Diana, che aveva chiuso loro la porta in faccia.

«I letti sono abbastanza grandi?» chiese Diana, una volta rivolta l’attenzione alla stanza.

«A me sembrano enormi» affermò Gaia, dopo essersi gettata sul morbido materasso del letto più vicino alla finestra. Anche se ogni letto era per lei più grande di quello che aveva nella sua camera.

«Oddio. Le coperte sono orribili» sentenziò Elettra. «Non sembravano assolutamente così dalla foto sul sito»

«A me piace!» commentò al contrario Ilaria, che si era già stesa sul primo letto e stava facendo un angelo immaginario.

«Sono perfetti» convenne Diana. «Ele dormirà con Ilaria ed io dormirò con Gaia» fece l’occhiolino all’amica.

«Uao. È così comodo» continuò Ilaria, ancora impegnata a coccolarsi il letto con gli occhi chiusi e i capelli spettinati.

«Vedi di non addormentarti. Non vorrai mica perderti la prima passeggiata sulla spiaggia» commentò Diana, che nel frattempo stava estraendo il costume da bagno dalla valigia.

Ilaria protestò immediatamente. «Non vorrai mica farla oggi, spero… Io sono sfinita!»

«Stai scherzando, vero? E vorresti perderti il tramonto sul mare?»

Improvvisamente la ragazza si mise seduta sul letto e cominciò a pensare, con lo sguardo rivolto al muro. Non aveva mai visto il mare, figuriamoci il tramonto sul mare. «Okay… Mi hai convinta»

Diana sorrise come a suo solito e si orientò verso Gaia, che era diventata improvvisamente seria e stava malinconicamente osservando il mare alla finestra.

«Bella vista, vero? Abbiamo avuto molta fortuna» Diana cercò lo sguardo della sua migliore amica, ma questo era totalmente perso. «Vedrai che ce la farai» cercò di incoraggiarla.

Le labbra di Gaia fremettero e il suo sguardo si abbassò, sembrava quasi sull’orlo del pianto.

«Riuscirai a battere questa paura, okay? Fidati di me» continuò l’amica, poggiando il braccio sulle sue spalle. I suoi occhi verdi cercavano in ogni modo di incrociare quelli azzurri dell’amica.

«Allora ragazze! Io son pronta» Elettra fece capolino dal bagno con il costume già indosso.

Ilaria le fece cenno di darsi una calmata indicando le due amiche alla finestra. «Non so Diana, non so» la voce tremante di Gaia indicava delle lacrime in avvicinamento. Anche le altre due amiche, a quel punto, si avvicinarono alla finestra.

«Ehi» disse con dolcezza Ilaria. «Se non ti va, puoi benissimo non farlo. No? Non c’è nessun problema… Non ti picchiamo mica se non fai il bagno con noi»

«Io ti picchierò se non immergi nemmeno i piedi» contestò Elettra.

«Elettra!» la rimproverò Ilaria arrabbiata.

«Stavo scherzando… Uffa»

Gaia cominciò ad asciugarsi le lacrime con le braccia. «Scusate ragazze. È più forte di me. Io voglio provarci, ma ho paura» alla parola paura ecco scoppiare il pianto.

«Ma paura di cosa?» Diana tira fuori dalle tasche un pacchetto di fazzoletti e ne estrae uno per l’amica. «Ti pare che ti possa succedere qualche cosa finché ci siamo noi? Finché ci sono io?»

«Non c’è con noi quello stupido di Luca» aggiunse Ilaria.

Nel frattempo Elettra si era seduta sul letto, cellulare alla mano, un po’ scocciata dalla situazione che si era creata. Era fatta così, non sopportava le persone che piangevano, ed era puntualmente ripresa da Ilaria che la sgridava per la sua “insensibilità”.

«Non piangere… dai» Diana si gettò in un abbraccio coccoloso. «Eddai!» cominciò a sballottolarla di qua e di là, come era solita fare quando voleva consolare qualcuno.

Gaia, dopo qualche secondo, smise di piangere e cominciò a ridere. La sua amica aveva cominciato a farle il solletico alla pancia.

«Va meglio?» le chiese alla fine, quando non uscivano più lacrime, ma solo grasse ridate.

Gaia annuì sorridendo.

«Perfetto. Usciamo?» continuò Diana, come se non fosse successo nulla.

«Sì» la voce della ragazza era ancora un po’ tremolante.

Elettra si alzò in fretta dal letto. «Era ora!»

«Guarda che non ti porto più con me se fai così» la riprese Diana, accompagnata dallo sguardo truce di Ilaria.

«Oh, ragazze… Sapete come sono»

«Sì. Insensibile» ribadì Ilaria.

«Vi voglio bene lo stesso» aggiunse Elettra, seguendole distaccata.

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#acqua #arrivo #catarsi #psichica #introspettivo

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Margherita A. Terrasi

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Autrice e grafica, Milano

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