• Maggie

Acqua: La barca (5)



Gaia non riusciva a ricordare a chi fosse venuta in mente un’idea così folle, forse Mattia, forse Diana. I soliti “geni del male”, insomma. Soprattutto non capiva come fosse possibile che si fosse ritrovata sopra un pedalò. Come erano riusciti a convincerla? Forse Diana le aveva fatto gli occhi dolci? Forse l’idea che venisse anche Mattia era stata una scusa valida? No. Gaia era terrorizzata. Lei e Mattia stavano pedalando, o almeno Mattia lo stava facendo, perché lei era rimasta pietrificata. Aveva pregato più volte il ragazzo di non distanziare troppo dalla spiaggia, ma l’allontanamento graduale lei lo percepiva come un animale in trappola percepisce un terremoto.

Ad un certo punto Mattia smise di pedalare e si ritrovarono a venti metri dalla spiaggia. Il galleggiamento le dava la nausea.

«Per favore, torniamo in spiaggia» disse tremante Gaia. Orribili ricordi le riemersero in mente.

«Perché Ga’, hai paura dell’acqua profonda?»

Lei scosse la testa, mentendo spudoratamente. Non capiva neanche lei perché gli avesse mentito.

«Okay» lui si alzò in piedi sul pedalò e si tuffò in mare, con tale velocità che quasi la ragazza non si accorse di quello che stava facendo.

«Matt! Ma c-he?..»

Improvvisamente una mano la prese e la strattonò fino a farla cadere in acqua. Ciò che sentì Gaia in quel momento fu il terrore puro. Non riusciva a muoversi, i muscoli le si erano congelati. Si sentì immediatamente soffocare, la paura le stava riempiendo i polmoni d’acqua. Quando cominciò a perdere conoscenza, sentì la voce attutita di qualcuno. All’improvviso fu trascinata in superfice e la voce si fece più disperata e femminile. Fu trascinata sulla riva e, appena uscita dall’acqua, fortunatamente cominciò a sputare tutta l’acqua che aveva respirato.

«Santo cielo Gaia. Stai bene? Tutto a posto?» Diana appariva completamente fuori controllo e teneva lontano chiunque altro, furiosamente.

Gaia respirava a fatica, non riuscì a dire niente. Era talmente scioccata che per un attimo si era dimenticata in che spazio e in che tempo si trovava.

«D-d-na»

Quando gli altri si avvicinavano di più per accertarsi che stesse bene, Diana li allontanava con un: «State lontani, lasciatela respirare». Diana era sempre stata molto protettiva nei suoi confronti.

«Li vedi questi?» Diana cominciò a sventolare davanti ai suoi occhi una mano con tre dita. «Sai dirmi quanti sono?»

«T-re?»

«Stai bene, meno male. Riesci ad alzarti?» le porse la mano.

Gaia afferrò la sua mano con una presa molliccia e molto poco resistente. L’amica la tirò su con una forza che non ci si aspetterebbe da una ragazza così magra.

«Ci sei?» le chiese poi, notando il suo giramento di testa.

«S-sì»

«Come sta?» Mattia, nel frattempo, si era accorto di ciò che era successo all’amica, ma se n’era accorto troppo tardi.

«Come sta? Sta che tra poco la uccidevi!» Diana cominciò a strillare contro suo fratello. Era la prima volta che Gaia li vedeva litigare.

«Io non capisco» ribatté lui.

«Certo che non capisci, sei stupido!»

«Io non sapevo che avesse così tanta paura dell’acqua!»

I due continuarono a litigare per minuti interi, in cui Diana, nel frattempo, cercava di accompagnare Gaia al bar più vicino per farla sedere.

«Di chi è stata l’idea geniale di farla salire sul pedalò?» chiese rabbiosa l’amica.

«Forse di Mattia» rispose Elettra, probabilmente l’unica che aveva visto in precedenza Gaia e Mattia da soli in spiaggia.

Ecco cos’era successo, lo ricordava finalmente. Era stato Mattia a convincerla a salire sul pedalò e lei, nella foga del momento probabilmente, si era fatta trascinare dalla sua cotta.

«Tu stammi lontano. Non ti voglio più vedere!» urlò nuovamente Diana a suo fratello. La litigata era stata così furiosa che Gaia sentì il bisogno impellente di nascondersi da qualche parte: forse il bagno era la soluzione.

«C-redo di dover andare in bagno»

Diana la lasciò andare togliendo la mano dalla sua spalla, rattristata.

Gaia si infilò in bagno. Credeva di stare per piangere, eppure non fu così. Era come se quella brutta esperienza l’avesse fatta sentire meglio.

Era successo tutto proprio come dodici anni prima: lei, sua madre e suo fratello, Luca, erano sulla barca dello zio. Lei stava osservando dei pesciolini nuotare lì vicino, fu in quel momento che suo fratello si avvicinò sempre di più all’acqua e, per farle uno scherzo, la spinse dentro. Fu un piccolo tuffo, un piccolo salto, ma fu l’inizio della sua paranoia, della sua tortura. Rischiò di affogare quel giorno. Fortunatamente suo zio era un medico e sapeva bene come fare la manovra di Heimlich. Ricordava il volto di suo fratello, identico a quello di Mattia, e l’espressione terrorizzata di sua madre, uguale a quella che aveva visto negli occhi di Diana.

Uscì dal bagno e per la prima volta si sentiva davvero bene. Quasi liberata.

«Ehi Gìa… Va tutto bene? Se vuoi ti accompagno all’hotel e ti riposi un p-»

«Voglio nuotare» interruppe Diana, lasciandola di stucco.

«C-cos-»

Senza darle il tempo di ribattere, Gaia corse verso il mare. Le onde che si infrangevano sulla sabbia, non le facevano più tutta questa paura. Si addentrò con cautela in acqua e raggiunse addirittura il bacino prima di fermarsi. “Ce l’ho fatta” pensò lei tutta contenta. Nel mentre le amiche l’avevano seguita più che preoccupate.

«N-non posso crederci» affermò Diana.

«Credici!» urlò Gaia, con in petto un cuore ricolmo di gioia.

Diana si avvicinò a lei, con l’estrema delicatezza che usava sempre nei suoi confronti.

«Vuoi provare a nuotare?» sorrise ancora incredula.

Senza rispondere nemmeno, Gaia immerse tutto il corpo nell’acqua e cominciò a sgambettare allegramente, per poi tornare fuori dopo qualche secondo.

«Uao… Ma cosa ti è successo? Questa è magia»

«Non ne ho idea… so solo che ho molta meno paura di prima. Non voglio dirigermi al largo, ma mi piace l’acqua qui»

«Allora staremo dove si tocca» Diana non riusciva proprio a scollarsi il sorriso ebete che aveva in faccia. Si avvicinò all’amica e la abbracciò dandole un bacio a stampo sulla bocca.

«C-cos-»

«Ssh. Non parlare» Diana si tuffò in acqua e si allontanò con la piena intenzione di recuperare Elettra, che nel frattempo si era immersa, e farle qualche scherzetto.

Improvvisamente Gaia sentì un’emozione che non aveva mai provato prima guardando la sua migliore amica.

****

Quella sera, festeggiarono cenando in una pizzeria. La pizza non era il massimo, ma l’allegria era alle stelle. Diana era persino riuscita a riappacificarsi con il suo gemello, che si era apertamente scusato. La vera festa però era nel cuore di Gaia, che non riusciva a smettere di pensare a quanto fossero state inutili le sue paure, fino a quel momento.

Una volta in stanza, Diana propose nuovamente il gioco che era stato precedentemente interrotto.

«E si faccia questo gioco» stranamente fu proprio Elettra a dirlo, seguita dagli sguardi sorpresi delle amiche.

«Allora…» cominciò Diana.

«In spiaggia» la interruppe Gaia.

«Cosa?»

«I nostri personaggi si incontrano in spiaggia… oppure in crociera»

Diana sorrise e continuò. «A me piace l’idea»

«Anche a me» si aggregò Ilaria.

«Secondo me dovrebbero incontrarsi in crociera verso la Francia» aggiunse Elettra. Tutte la osservarono. «Perché mi guardate così? Si dice che sia un paese dedito all’amore… o qualcosa del genere»

«Va bene» le concesse Diana. «Stanno andando in Francia, o in Corsica, in crociera»

«Quindi la mia ballerina si incontrerà con il tuo appassionato d’Opera… lo stesso varrà per la ragazzina nerd investigatrice e l’uomo affascinante di Elettra?»

«Esattamente» confermò Diana.

«E poi?» chiese Elettra, stranamente incuriosita.

«E poi… E poi si va a nanna» scherzò Diana, provocando le lamentele delle altre. «Va bene, va bene. Dopo bisogna capire come i nostri personaggi raggiungeranno i loro desideri, collaborando in amicizia»

«Penso che la mia biondona si innamorerà del tuo gentiluomo» affermò divertita Gaia.

«Probabilmente la mia ragazza nerd cercherà di scoprire se il tuo personaggio» indica Diana. «è davvero innamorato del suo personaggio» indica Gaia. «e nell’investigazione farà amicizia con la biondona, che la consiglierà a tutti come investigatrice» Ilaria rise da sola della sua storia.

«Divertente» rise anche Diana.

«Così il mio gentiluomo si accorgerà della presenza della donna della sua vita sulla nave e sboccerà l’amore»

Tutti si girarono verso Elettra in attesa della sua soluzione.

«Beh? Perché mi guardate tutte? Va bene, va bene… un momento. Il mio uomo me lo immagino sempre al telefono con la vicina… non trovo il nesso»

«Che lavoro fa il tuo uomo?» chiese Gaia.

«Lo scrittore di best sellers»

«Allora potrebbe essere amico della ragazzina per varie ragioni ed aiutarla a scrivere finte lettere al gentiluomo di Diana»

«Mi sento quasi una maniaca, una voyeur, in questo momento» aggiunse Gaia.

«Perché» le chiese Diana.

«Non so, mi fa uno strano effetto parlare di queste persone, mi sembrano quasi vere»

Diana sorrise e le fece la mossa da cinema.

Continuarono a parlare di quei personaggi per una ventina di minuti, prima di mettersi a letto.

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#catarsi #psichica #acqua #barca #introspettivo #cinque

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Margherita A. Terrasi

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Autrice e grafica, Milano

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