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“Siamo solo piatti spaiati” di Alessandro Curti - Recensione

Aggiornato il: 23 lug 2019



Andrea è l’educatore perfetto, colui che sa sempre cosa dire nel momento giusto e che sa sempre reagire nel modo migliore a ogni evenienza. I ragazzi in comunità lo rispettano e lo vedono come un punto di riferimento. Adesso vi starete chiedendo per quale ragione io stia parlando di Andrea, anche se il protagonista della storia è Davide: un ragazzo problematico che, incastrato, si ritrova in comunità a dover imparare ad accettare i suoi errori. Ne parlo perché questo personaggio è in realtà una figura chiave dell’intero libro. È l’educatore che Alessandro Curti ha sempre desiderato essere, il suo modello ideale. Ho letto solo questo libro di Curti, ma che Andrea fosse molto importante per lui lo si evince fin dalle prime pagine. Il modo in cui si pone a persone adolescenti, sicuro, impenetrabile, senza mai sbagliare una sola virgola dei suoi discorsi, ci fa comprendere sia quanto c’è di Curti in lui, sia quanto di lui Curti vorrebbe ritrovare in sé stesso.

Questo libro mi ha incuriosita molto, tant’è che l’ho finito in fretta per i miei tempi. Discuterò in seconda istanza delle cose che non mi sono piaciute per niente della pubblicazione di quest’ultimo. Ora come ora desidero esprimere le mie congratulazioni a Curti per aver scritto un libro così leggero e allo stesso tempo incisivo nel suo scopo. Il viaggio introspettivo che compie Davide è qualcosa che qualsiasi ragazzo, o ragazza, potrebbe vivere. Curti ha molta esperienza nel campo delle comunità e questo libro ne è la prova. Inizialmente, leggendolo ho avuto l’impressione che si trattasse di un racconto autobiografico per quanto è realistico e pieno di dettagli. Il giovane protagonista sta vivendo un dramma interiore, che lo spinge ogni volta a scaricare la colpa sugli altri, a non comunicare se non chiamato in causa, a isolarsi perché sono tutti colpevoli fuorché lui. Lui non ha fatto niente, è il mondo che ce l’ha con lui. Viviamo in primo luogo la maturazione di Davide, che accetta le sue colpe e la sua necessità di aiuto, in secondo luogo l’accettazione dello stesso autore del fatto che non potrà mai essere come l’ineccepibile Andrea. Questo viaggio è molto bello da vivere assieme a Davide, il diretto interessato, proprio perché egli ti permette di leggere ogni suo pensiero, ogni suo travaglio e di comprenderlo al meglio delle proprie possibilità.


Passando a ciò che non mi è piaciuto, sicuramente la narrazione al tempo presente, ma si tratta di un pensiero soggettivo. Trovo che il tempo presente non sia buono per una narrazione in prosa e se viene utilizzato deve essere fatto con criterio. Penso però che il fatto che sia Davide stesso a narrare ciò che avviene dentro di lui sia una bella scelta narrativa. Nel libro ho trovato refusi, ripetizioni inutili, testi con iniziali maiuscole e corredati da corsivi, spesso degli a capo senza rigore logico, salti nel tempo che non sono distaccati dal resto del testo, così non comprendi se quello che stai leggendo è un flashback o il presente di Davide. Insomma, un disastro. Spesso vengono fatte citazioni appartenenti alla cultura giovanile, ma queste ultime non vengono spiegate, non tenendo in conto che molti possibili lettori di questo libro non le capiranno. Ad esempio, la citazione a Harry Potter, “Cento punti a Grifondoro direbbe la McGranitt.”, o quella a Call of Duty, “Come quando in Call of Duty non ti accorgi che il nemico sta arrivando alle tue spalle e la kill è cosa certa. E tu bestemmi tra te per essere stato così stupido.”. Per nessuna di queste viene effettivamente spiegato a cosa si riferiscano. Ci sono persone che non hanno idea di chi sia la McGranitt, e altre che non conoscono assolutamente l’ambito videoludico. Un errore da principianti. Non mi sento però di accusare totalmente l’autore, perché alla fine qualcuno l’ha editato e pubblicato questo libro. Parlando sempre dell’editing, sembra davvero che abbiano copiato e incollato il testo di Curti direttamente in InDesign, senza le dovute correzioni. In tal caso, visti i pochi refusi nel testo, mi complimento con l’autore per la precisione nella stesura. Questa è una cosa che non mi aspetterei mai da una casa editrice, che sia grande o piccola. Per non parlare dell’impaginazione e della copertina. Sembra che abbiano raccolto dalla strada un tizio a caso e lo abbiano piazzato davanti a Photoshop dicendogli “Ecco qua: devi ritagliare questi piatti e incollarli su questa pagina”, infatti gli elementi della copertina sono ritagliati malissimo, si vedono persino i bordi bianchi delle immagini originali. Anche i font sono male accostati. Una pessima pubblicità insomma, a un libro che riesce a trasmettere bene comunque il suo messaggio e che avrebbe avuto bisogno di molta più attenzione di quella che gli hanno effettivamente dato.

Concludendo, il romanzo ha una trama interessante e un grande potenziale, ma è stato presentato al pubblico nel peggiore dei modi. Il libro mi è stato inviato per errore, ma ammetto che sono stata davvero felice di leggerlo e, se ne avrò l’occasione, leggerò anche i precedenti volumi della trilogia di Curti. Ho apprezzato molto la storia in sé e penso che meritasse maggiore cura di quella che gli è stata data dalla casa editrice.


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Margherita A. Terrasi

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Autrice e grafica, Milano

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